Salute & sanità
La peer review funziona? Sì, ma con qualche riserva
Reblogged from Scienza in Rete
La peer review lascia un’impronta nella scienza. Le riviste scientifiche, con i loro sì e con i loro no determinano le sorti delle ricerche che vengono loro sottoposte ogni giorno, filtrano quello che dominerà il panorama scientifico e di cui parleranno i giornali nei mesi e forse negli anni successivi, e condannano all’oblio i frutti di altre ricerche. Perché non tutto può essere pubblicato, o meglio, non tutto può venire pubblicato nelle pagine delle maggiori riviste di scienza del mondo.
Funziona o non funziona questo metodo? La discussione nel mondo scientifico non manca di infiammare gli animi, ma secondo un nuovo studio, pubblicato recentemente su PNAS pare proprio di sì. Secondo gli autori, Kyle Siler, Kirby Lee e Lisa Bero, i cosiddetti gatekeeper, quelli cioè che mettono in atto i meccanismi di peer review, sarebbero in grado di valutare nella maggior parte dei casi l’effettiva qualità dei lavori che vengono loro sottoposti.
Fare bene però – sostengono gli autori – non significa certo essere perfetti. Vi sono infatti dei casi in cui articoli risultati esclusi si sono rivelati alla prova dei fatti delle scoperte scientifiche di prim’ordine o con un numero elevatissimo di citazioni, ma nonostante queste eccezioni, di norma pare che la macchina funzioni, per lo meno per la maggior parte degli studi considerati.
Farmaci, 3 milioni di italiani non possono permetterseli
Reblogged from WIRED ITALIA
La povertà in Italia cresce e con lei il bisogno di assistenza, cure, farmaci. I medicinali però costano, e il Sistema Sanitario Nazionale ne passa solo alcune tipologie. Sono più di 3 milioni gli italiani che non riescono a permettersi i farmaci di cui hanno bisogno, ed è sempre di più chi anno dopo anno ricorre al Banco Farmaceutico, che oggi comprende circa 1600 enti territoriali di assistenza, e che solo nei primi sei mesi del 2014 ha aiutato 400 mila persone. Poche in realtà, se pensiamo che i poveri potenziali in Italia sarebbero 6 milioni. Solo nell’ultimo anno il numero di persone che non riescono ad acquistare i medicinali di cui hanno bisogno è cresciuto del 3,8%, e il 40% è composto da italiani.
La buona notizia è dunque che se la coperta rappresentata dal sistema sanitario non riesce a coprire i piedi di un’Italia sempre più povera, una rete di mutuo aiuto c’è e macina numeri sempre maggiori, come racconta il rapporto “Donare per curare”dell’Osservatorio sulla Donazione dei Farmaci del Banco Farmaceutico Onlus in collaborazione con Acli Caritas Nazionale.
Una povertà che pesa anche sulla salute
Dal 2007 al 2013, raccontano i dati Istat, la povertà assoluta è cresciuta di circa il 93%, e oggi interessa l’8% della popolazione, ovvero oltre 6 milioni di persone. Le famiglie povere sono passate da 1725 nel 2012 a 2028 nel 2013 e spendono parecchio di meno in cure sanitarie rispetto alle famiglie non povere. Nel 2012 una famiglia povera spendeva in media 15 euro al mese per i medicinali, a fronte dei 93 euro medi delle famiglie non povere. Il 50% di quelli che usufruiscono dei servizi di enti caritatevoli richiede solo l’accesso ai farmaci che non riesce ad acquistare, un quarto del totale assistenza sanitaria e solo il rimanente quarto entrambe le cose.
The first Italian platform for smart cities
Reblogged from Science on the Net
At the beginning of 2015, the first Italian smart-cities platform will be online. It was presented as a preview at the Smart cities Exhibition held in Bologna at the end of October, and it has been realized by Observatory Smart City of ANCI. It collects more than 1000 projects of smart cities in Italy and we will be able to navigate it from the beginning of 2015.
The cities involved into smart cities projects are 84, for a total of 1028 projects, which means about 17 projects for each city while 16 percent of them has been realized in partnership with foreign countries. The Observatory estimated that the total value of these actions is about four billion euro.
Actually, the term Smart cities has a lot of meanings, reflecting all the different forms of intelligent urban projects. They involve municipalities, but also enterprises, universities, schools, banks, hospitals. They mean talking about saving energy, the enlargement of public parks, urban regeneration, and planning. Cultural heritage, transportation, working on social inclusion. In other words, smart cities mean seven things: environment, energy, economy, people, governance, mobility and living, and among them, the richest is the area of governance, which collects one-fifth of all projects. E-government in particular, which covered a third of the projects concerning governance, that is, 15 percent of all the smart cities projects.
Remaining into the field of governance, 22 percent of the projects covers urban planning, 16 percent sharing government, 8 percent open data and transparency, and 5 percent cloud computing. Also notable is the repartition of the projects concerning environment: 30 percent of them are about pollution control, 32 percent for renewable energy and 26 percent for sustainable buildings.