Mettete semi nei vostri droni. E piantate 1 miliardo di alberi all’anno

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La startup si chiama BioCarbon Engineering e il suo CEO è Lauren Fletcher, ex ingegnere della NASA. L’idea? Usare i droni per piantare 1 miliardo di alberi ogni anno per un totale di 500mila ettari nel giro di 5-7 anni, per contrastare la piaga della deforestazione, in primis in Africa e nella foresta Amazzonica. Un tentativo non solo per piantare alberi, ma soprattutto per difendere la biodiversità.

Non a caso il motto dell’azienda è “We are going to counter industrial scale deforestation using industrial scale reforestation”, contrastare la deforestazionesu scala industriale puntando sulla riforestazione su scala industriale. Una riforestazione “di precisione” che permetterà un aumento vertiginoso del numero di alberi piantati, a un costo bassissimo, dato che le risorse umane impiegate sono pochissime.

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WHO launched an app against Zika

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During the Ebola outbreak in West Africa, the CDC (Centers for Disease Control and Prevention) developed an application that allowed people to share information on the spread of the contagion, which proved to be very useful to monitor the situation. Now that the Zika virus outbreak is raising concerns, would it be possible to use a similar approach? Some weeks ago, the experts of the CDC argued that developing an app to track the spread of Zika virus would not be as effective as it was with Ebola. The main difference being the modality of virus transmission: Ebola infection is conveyed through human contact, while Zika virus is mainly spread through mosquito bites. Therefore, in the case of Zika, tracking the vector of the infection and monitoring the epidemiological situation is harder.

Nevertheless, this does not mean that using a tool like an app is not useful to spread information, especially for health care providers. Some days ago, the World Health Organization (WHO) launched an app for both iOS and Android that contains all the information about Zika virus and its suspected complications. The app is especially designed for health care workers, it provides technical guidance complied by WHO experts and is focused on prevention and diagnosis, through a surveillance training and a facilitator’s guide.

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La sedia a rotelle che si muove col pensiero

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Per il momento si tratta di un prototipo testato su un gruppo di scimmie, ma i risultati sono assai promettenti anche per una futura implementazione sull’uomo. Si tratta di una nuova sedia a rotelle che utilizza un’interfaccia cervello-macchina (brain-machine-interfaces, o BMIs) che utilizza i dati dell’attività corticale per indurre il movimento meccanico.

Finora diversi gruppi hanno sviluppato interfacce simili, ma sempre per controllare arti artificiali singoli, mai per governare uno strumento complesso come una sedia a rotelle in movimento continuo nello spazio. È necessario infatti raccogliere i segnali emessi da centinaia di neuroni in due aree del cervello e tradurli in segnali elettrici che a loro volta inducono il movimento.

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Il rapporto fra americani e privacy spiegato in 10 punti

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Molti sociologi sostengono che una delle maggiori conseguenze a cui ci ha portato l’avvento della digitalizzazione è un vertiginoso aumento della complessità del sistema. Una complessità che nasconde una profonda ambivalenza: da un lato internet ha significato una maggiore possibilità di connessione, di scambio di dati, di condivisione, e quindi di partecipazione, dall’altro ha portato con sé una perdita di controllo del singolo cittadino sulle informazioni che lo riguardano.

È innegabile che oggi scegliere di condividere un’informazione in rete, per quanto ci si sforzi di renderla privata, significa comunque accettare di farcela sfuggire di mano. E il risultato è che il cittadino, l’utente, finisce per voler partecipare con la convinzione di trarne dei benefici in termini di servizi – e non si può negare che questo accada – ma al tempo stesso sente che più lo fa, più aumenta il suo senso diinsicurezza. E non parliamo solo di intercettazioni di email o telefonate, ma anche, per esempio, di tutto il mondo dello IoT, l’internet delle cose.

Un cittadino insomma che per partecipare deve anzitutto delegare. A confermare questo trend sono gli stessi americani, che sono stati interpellati nientemeno che da Pew Research per un periodo di due anni e mezzo, per analizzare lo stato dellaprivacy negli Stati Uniti.

Ecco cosa evidenzia il report di Pew Research, in 10 punti e 3 grafici.

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