OkHi: la startup che connette l’Africa dotando tutti di un indirizzo (fisico)

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Obiettivo: permettere a chiunque di accedere al mercato digitale globale, dai conti correnti agli acquisti online. È questa l’idea di un ex product manager di Google che ha scelto la “Silicon Savannah” per realizzare il suo sogno: dare un indirizzo fisico a chi non ce l’ha.

Non è un paradosso connettere gli africani all’impalpabile network globale fornendo loro un indirizzo fisico. In realtà quella della piattaforma OkHi è una profonda innovazione, che ha già cambiato la vita a molti. Secondo il giovane fondatoreTimbo Drayson, la vera innovazione per il continente africano (e non solo) da qui a qualche anno sarà dotare tutti di un indirizzo fisico, che permetterà a chiunque di comprare su siti online, aprire conti correnti, accedere ai servizi nazionali e internazionali, acquistare biglietti aerei e quant’altro.

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Un ricercatore su due invecchia restando precario

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Sono circa 10.160 i giovani che hanno conseguito il titolo di dottore di ricerca nel 2013, ma ben pochi sono quelli destinati a fermarsi definitivamente all’università. A elaborare la triste profezia è l’ADI (Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani), che in uno studio pubblicato nel 2014 afferma che il 96,6% degli attuali assegnisti di ricerca italiani rilevato nel 2013, verrà alla fine espulso dal sistema accademico.
In altri termini, solo il 3,4% di loro sarà reclutato come ricercatore a tempo determinato di tipo b (RTDb) per essere destinato a diventare ricercatore universitario (RU). Un trend in peggioramento, dal momento che solo un anno prima, rileva sempre ADI, il tasso di espulsione sfiorava il 93%. Persone che una volta fuori dal mercato accademico si ritroveranno senza alcuna forma di copertura assistenziale.

Il punto è che questi 20894 assegnisti (dato Miur relativo al 2013) sono un numero tutt’altro che esiguo rispetto al totale di chi bazzica le cattedre e i laboratori universitari, e l’unico in crescita dal 2008, quando se ne contavano poco più di 12mila. Al contrario, secondo l’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca) i ricercatori a tempo indeterminato sono passati dai 25.569 del 2008 ai 23.746 del 2013.
Come rileva Roars: “Ci aspettiamo un’ulteriore riduzione del numero dei docenti universitari di ruolo nella misura di circa 1.600 unità in meno all’anno (-3,2%) per i prossimi tre anni” si legge. “Viceversa è pressoché impossibile in questo momento avanzare previsioni attendibili sulla ripartizione del personale docente di ruolo nelle tre fasce, fatta salva l’inevitabile riduzione della fascia dei ricercatori di ruolo per effetto della messa a esaurimento”. Insomma: le premesse per chi si accinge a iniziare un dottorato di ricerca con lo scopo di rimanere in ambito accademico, sono sempre meno incoraggianti.
Ben la metà del personale accademico italiano è infatti composto da figure “atipiche” precarie: oggi solo la metà di chi fa ricerca in Italia è di ruolo. Secondo un calcolo ADI, il 13% è costituito da professori ordinari, il 15% da associati e il 22% da ricercatori.
Un quarto del totale è rappresentato dai dottorandi, il 15% dagli assegnisti e il restante 10% dai collaboratori ai programmi di ricerca e dai ricercatori a tempo determinato a e b, quelli cioè introdotti con la legge Gelmini (240/2010) che sono andati a sostituire la vecchia posizione di ricercatore universitario. Se volgiamo lo sguardo al comparto didattica poi, anche i numeri sui docenti a contratto nel 2013 (dati Miur) parlano chiaro.

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InSight, la startup palermitana che mette la realtà aumentata al servizio dei non vedenti

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L’idea della startup siciliana InSight si chiama Arianna, ed è un sistema nato per migliorare le capacità sensoriali di chi ha difficoltà visive durante gli spostamenti. Arianna, come il famoso filo, permette infatti alle persone con difficoltà visive di destreggiarsi con facilità in qualsiasi “labirinto”: dai luoghi pubblici come aeroporti, supermercati, ospedali e stazioni, alla propria casa. Il filo però questa volta è virtuale. Si tratta infatti diun sistema di navigazione pedonale tramite smartphone, basato sulla realtà aumentata, e che non prevede l’utilizzo del GPS o l’ausilio di pavimenti tattili.

Arianna è un brevetto depositato da InSight, una startup dell’Università di Palermo, e rappresenta un sistema innovativo di navigazione indoor, che si è già aggiudicato una buona recensione sul MIT Technology Review e ha vinto l’edizione 2014 di StartCup Sicilia. A mettere in campo il progetto, un team di ingegneri dell’Università di Palermo, un gruppo eterogeneo per età e per esperienza, dove non mancano i giovani.

La tecnologia alla base di Arianna è molto semplice: basta scaricare la app e avremo fra le mani la nostra personale versione di realtà aumentata. Una volta che la persona non vedente (ma la tecnologia è pensata anche per gli anziani o per vedenti con difficoltà in ambiente indoor) si trova in un luogo dove è stato istallato il sistema Arianna, la app codifica le informazioni interattive lungo il percorso, informandola sulla direzione da seguire tramite un segnale vibrante sul proprio cellulare. Le vibrazioni sono correlate alla posizione e alla direzione del utente, consentendogli di capire qual è la direzione da seguire e se vi dovesse essere la presenza di ostacoli.

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