Chi sta al top delle bioscienze secondo Semantic Scholar

Reblogged from Scienza in Rete

In questi giorni Science ha pubblicato un articolo con la lista dei 10 ricercatori più influenti in campo biomedico, elaborata da Semantic Scholar, un motore di ricerca per la ricerca facilitata di paper accademici, lanciato nel 2015 e sviluppato dall’Istituto Allen per l’intelligenza artificiale (AI2), un ente no profit con sede a Seattle fondato nel 2014 dal co-fondatore di Microsoft Paul Allen. Eccoli:

  1. Eric Lander, Massachusetts Institute of Technology (biology)
  2. Karl Friston, University College London (neuroscience)
  3. Raymond Dolan, University College London (neuroscience)
  4. Shizuo Akira, Osaka University (immunology)
  5. David Botstein, Calico (biology)
  6. Dennis Smith, Pfizer (pharmacokinetics)
  7. Eugene Koonin, National Center for Biotechnology Information (biology)
  8. Walter Willett, Harvard School of Public Health (epidemiology)
  9. Rudolf Jaenisch, Massachusetts Institute of Technology (genetics)
  10. Bert Vogelstein, Johns Hopkins Medical School (oncology)

Secondo l’algoritmo di Semantic Scholar, lo scienziato più influente al mondo in ambito biomedico sarebbe Eric Lander, in effetti un personaggio molto influente nella genomica che, con una formazione da matematico è approdato a studi di genomica e bioinformatica fino a diventare direttore e fondatore del prestigioso Broad Institute, nato da una generosa offerta dei coniugi Broad che hanno messo insieme in questo istituto il meglio dei cervelli di Harvard e del MIT. Per intenderci, dall’esempio del “Broad” ha preso il via l’accidentata vicenda del progetto Human Technopole di Milano. A seguire, altri 9 ricercatori (tutti uomini), di cui 7 americani fra Harvard, il MIT, la Johns Hopkins Medical School, e il National Center for Biotechnology Information, e due inglesi di stanza allo University College. Due di questi 10 inoltre vengono da colossi dell’industria biotecnologica e farmaceutica quali Calico e Pfizer.

Read More

Il mal d’aria che continua a colpire l’Europa

Reblogged from Rivista Micron

Nel 2014-2015 è come se fosse sparita dall’Europa tutta Bologna, periferie comprese, solo per le polveri sottili. Sono oltre 400 mila infatti gli europei morti prematuramente nel 2015 a causa di emissioni di particolati, dovute al trasporto su strada, all’agricoltura, alle centrali elettriche, all’industria e ai nuclei domestici. Gli impatti stimati sulla popolazione dell’esposizione a concentrazioni di NO2 e O3 in 41 paesi europei nel 2014 sono stati invece rispettivamente di 78 mila e 14 mila morti premature all’anno.
Questo emerge dall’ultimo rapporto annuale dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, pubblicato il 6 ottobre scorso, che ha esaminato i dati di oltre 2500 stazioni di monitoraggio in tutta Europa nel 2015.
A questi dati dobbiamo aggiungere anche quelli provenienti da altre fonti di inquinamento che vanno ad aggravare la situazione. Basti pensare alla notizia resa nota qualche settimana fa da uno studio condotto da Orb Media, un organizzazione non profit di Washington sul The Guardian, avrebbe rinvenuto nell’83% delle acque correnti di tutto il mondo fibre di plastica microscopiche che renderebbero l’acqua contaminata.

Read More

4 app per conservare la propria identità

Reblogged from eColloquia

Rendere conto a se stessi della propria identità è una sfida che ognuno di noi affronta nella vita. Può capitare durante un momento di difficoltà passeggero, può succedere all’inizio di una malattia che diventerà invalidante e che ci cambierà – come è la Malattia di Alzheimer – o che ci mette davanti alla paura concreta di non farcela. Ma può anche accadere con una diagnosi di cancro, o dopo un ictus. O ancora, quando stiamo vivendo un periodo di forti cambiamenti, che ci porta ansia, malinconia, paura di non farcela.
Salvaguardare la nostra identità, rimanere noi stessi il più possibile mantenendo le nostre attività, la possibilità di continuare a fare ciò che ci rende felici pur ridefinendola sotto alcuni aspetti, è dunque fondamentale per vivere un cambiamento quale è la malattia, rimanendo saldi con noi stessi. In questo numero Dr Geek propone 5 fra app e piattaforme pensate per aiutare il paziente e i suoi familiari in questa prospettiva.

Read More

La fuga dei cervelli fa bene alla scienza

Reblogged from Scienza in Rete

Pare sempre più evidente che le scelte politiche internazionali vadano nella direzione opposta rispetto a quella indicata dalla scienza. I recenti sconvolgimenti politici – dall’inasprimento dei divieti di entrata negli Stati Uniti di Trump alla Brexit – minacciano infatti di avere un effetto frustrante sulla collaborazione e sulla mobilità dei ricercatori. Eppure, proprio studiando benefici e svantaggi della mobilità degli scienziati nel mondo in termini di qualità e quantità della ricerca, emerge che il loro lavoro riesce ad avere un maggiore impatto nella società, proprio quando questi ultimi sono liberi di cambiare centro di ricerca, paese, addirittura continente.

Chi viaggia?

È quello che emerge da uno studio pubblicato su Nature, che ha esaminato 14 milioni di documenti provenienti da quasi 16 milioni di singoli individui, pubblicati fra il 2008 e il 2015. Circa il 96% di questi 16 milioni di ricercatori ha avuto solo un paese di affiliazione (sono stati cioè classificati come “non mobili”), mentre il 4% (più di 595.000 ricercatori) erano mobili – il che significa che avevano avuto più affiliazioni durante il periodo esaminato. Lo studio considera come paese di “origine” non la nazione di nascita del ricercatore ma il paese dichiarato nell’affiliazione del ricercatore alla pubblicazione del primo articolo.

Anche la mobilità però si differenzia. Il 27,3%, (162,519 ricercatori) si sono rivelati mobili nel senso che hanno iniziato a pubblicare in un paese e poi si sono spostati in un altro interrompendo le relazioni accademiche con il paese precedente. Il restante 72,7% (433,375 ricercatori) invece è risultato composto da quelli che vengono definiti nello studio come “viaggiatori”, studiosi cioè che mantengono una relazione con il loro paese (o paesi) di origine scientifica per tutta la loro carriera, raccogliendo più affiliazioni internazionali.

Read More