Una app per proteggerci da Zika? No. Ecco perché non è possibile replicare il caso Ebola

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Quando è scoppiata l’epidemia di Ebola in Africa, l’CDC (Centers for Disease Control and Prevention) aveva sviluppato una app che permetteva alle persone di condividere le informazioni su individui esposti al contagio. La domanda è quindi d’obbligo: una tecnologia come quella, fondata per esempio sulla possibilità digeolocalizzare i nuovi casi, potrà aiutarci a debellare anche Zika? Qualche giorno fa la prima risposta dell’CDC: a quanto pare no.

È un virus che appartiene alla famiglia dei Flaviviridae. Il nome deriva dal luogo in cui fu scoperto, nel 1947: la foresta di Zika in Uganda. Non si distingue particolarmente da altri virus come la febbre gialla e l’encefalite del Nilo occidentale e, in circa un quarto dei contagi, la malattia non prevede sintomi evidenti. Nei restanti casi, invece, i sintomi sono un alzamento forte della febbre, debolezza e dolori muscolari che si risolvono generalmente  entro 7 giorni. Nei casi più gravi, però, abbiamo anche congiuntivite e alcune manifestazioni cutanee evidenti.

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Da Melbourne arriva la prima spina dorsale bionica (lunga 3 cm)

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Nessuno scheletro artificiale, nessuna macchina ingombrante, ma solo un micro dispositivo impiantabile che permetterà alle persone che non possono camminare di cominciare a sperare. Un team di 39 neurologi e ingegneri ha messo a punto un device che si interfaccia con il cervello registrando l’attività neurale e collegandola agli arti, che possono essere arti bionici oppure esoscheletri. In altre parole invia gli ordini di movimento prodotti dal cervello a gambe e braccia.

Il lato innovativo di questa tecnologia è la sua bassissima invasività, dato che non richiede alcuna operazione al cervello, ma prevede solo un piccolo taglio sul collodel paziente. Si tratta infatti di un sensore di appena 3 cm di lunghezza pochi millimetri di diametro che viene impiantato nei vasi sanguigni vicino al cervello, e che come hanno dimostrato i primi risultati ottenuti in studi pre-clinici condotti su pecore e pubblicati su Nature Biotechnology, è in grado di registrare i segnali provenienti dalla corteccia cerebrale senza bisogno di operazioni al cervello.

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Quando il sismografo si fa in classe

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È proprio vero: siamo nell’epoca dei “makers”, degli “artigiani digitali”, di giovani che con l’aiuto delle nuove tecnologie, oggi disponibili a costi bassissimi, riescono a costruire dispositivi elettronici d’avanguardia a casa propria.
È quello che ha fatto un gruppo di studenti del Liceo Paschini a Tolmezzo, con l’aiuto dei sismologi dell’OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale) di Trieste e Udine e sotto la supervisione del loro insegnante di fisica. I ragazzi hanno costruito infatti un sismografo perfettamente funzionante utilizzando un software libero, accelerometri ADXL345 cioè gli stessi sensori presenti nei nostri telefonini o in molti dispositivi per video giochi, e Arduino, la famosa scheda elettronica low cost pensata proprio per chi vuole iniziare a mettere le mani in pasta con pochi spiccioli. La messa a punto del sismografo, è costata nel suo complesso meno di una trentina di euro.

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La rivoluzione della m-health (medicina via smartphone) spiegata bene

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App che misurano la pressione, altre che monitorano la tua dieta, altre ancora che calcolano il dosaggio di un farmaco in sala operatoria. Il futuro della medicina – concordano gli esperti – è anche mobile. M-health: la salute che passa attraverso il nostro smartphone. Sarebbero circa 100 mila oggi le app di salute che possiamo scaricare, molte gratuitamente, sul nostro smartphone o sul nostro tablet.

Perché è una rivoluzione

L’idea alla base di questa rivoluzione è la partecipazione delle persone ai temi che riguardano la propria salute. Si parla in questo senso di Empowerment del cittadino che ha la possibilità di monitorare autonomamente – ma senza sostituirsi al medico, si intende – alcuni dei propri parametri vitali.

Se ripensiamo agli ultimi 15 anni, noteremo che ciò che ci circonda è diventato anno dopo anno sempre più “vivo”, sempre più interattivo con noi. Fino a qualche anno fa non avremmo mai immaginato di avere sempre in tasca un sistema dimessaggistica istantanea a un costo inferiore a un euro all’anno, né tantomeno di poter lavorare agevolmente con dei colleghi dall’una all’altra parte del mondo sullo stesso foglio excel condiviso, o di avere un robot in casa che ci accoglie non appena rientriamo dal lavoro. Per non parlare della possibilità di commentare in diretta un programma televisivo per esempio tramite twitter, interagendo con chi in quel momento è proprio lì in tv davanti a noi.

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