Un algoritmo per vincere. Da una spin-off del Polimi, l’app che prevede le mosse dell’avversario

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Un algoritmo che analizza le mosse dei giocatori di pallavolo in tempo reale, simula scenari di gioco, analizza stato e rendimento dei propri campioni e aiuta a prevedere le mosse dell’avversario. Il sogno di allenatori e sportivi oggi è una realtà made in Italy. Per ora riservata alla pallavolo.

Chi è nato negli anni Ottanta ricorderà di certo Mila e Shiro, due cuori nella pallavolo, il cartone animato giapponese che appassionò schiere di ragazzine al mondo della pallavolo. Nella tredicesima puntata (minuto 11.40) un’incredula Mila scopre che la squadra avversaria, le famose Sunlight Players, utilizza un enorme sistema computerizzato con il quale monitora costantemente le performance delle giocatrici. Un sistema che rende le Sunlight imbattibili. Ora questa primitiva tecnologia che aveva stupito i trentenni non solo è realtà, ma sta in una mano, una tecnologia innovativa che non viene dal Giappone, bensì da un lavoro di squadra – è il caso di dirlo – fra Italia e Slovenia.

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Rex Computing, la startup che ottiene 1,25 milioni di dollari per costruire le CPU del futuro

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La notizia è dello scorso 21 luglio: la FF Science, una parte del Founders Fund che si dedica a società che affrontano importanti sfide ingegneristiche, ha deciso di investire oltre 1 milione di dollari sulla Rex Computing, una società fondata nel 2013 dal 19 enne Thomas Sohmers e dal collega Paul Sexeben, che sta lavorando per progettare le CPU del futuro.

Per Thomas, nato a metà degli anni Novanta, le CPU che utilizziamo oggi sono obsolete. «I processori esistenti sono stati progettati un quarto di secolo fa – si legge nel suo sito web – in un momento in cui la quantità di energia per spostare i dati era approssimativamente uguale alla quantità di energia richiesta per fare elaborazioni utili a tali dati».

Oggi invece, dice Sohmers, abbiamo bisogno di CPU che consumino molta meno energia. Abbiamo bisogno di una nuova architettura più efficiente per costruire nuovi processori. Per questa idea, a soli 17 anni, nel 2013, ha vinto una delle prestigiose “20 Under 20″ Fellowship, grazie alla quale ha cominciato la progettazione di Rex Computing.

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PocketScan: lo scanner wi-fi che sta in una mano, va alla conquista del mercato a 149$

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Ci sono dei momenti in cui desidereremmo con tutti noi stessi che quel foglio di carta che giace sul nostro tavolo pieno di lettere e numeri si trasferisse come per magia nel nostro pc, e che lo potessimo editare a nostro piacimento, modificarne le tabelle, le immagini. Da oggi è possibile, grazie a un mini scanner wifi grande come un timbro da ufficio, che sta in una mano e che ha letteralmente sbancato Kickstarter.

Lanciato sulla piattaforma di crowdfunding nel giugno del 2014,PocketScan, così si chiama la startup, è riuscito a raggiungere l’obiettivo in sole 10 ore, e in poco più di un mese hanno ottenuto un finanziamento pari al 1000% di quello che i fondatori avevano previsto. In un anno sono stati venduti ben 5000 PocketScan in oltre 50 paesi. Numeri da record per uno strumento che potrebbe da qui a qualche anno essere un must sulle nostre scrivanie.

Come funziona?

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L’israeliana uMoove cattura i movimenti oculari e secondo Forbes cambierà il mondo

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Forbes l’ha definita come una delle 10 “health tech” companies che cambieranno il mondo: si chiama uMoove ed è una startup israeliana fondata nel 2010, che commercia app per trasformare un semplice smartphone in un dispositivo di eye-tracking.Grazie a una serie di algoritmi, uMoove è in grado di catturare e analizzare i nostri movimenti oculari.

Le applicazioni di questa tecnologia sono molte, ed essa è attualmente concessa in licenza a decine di produttori di hardware e software per giochi, sistemi di pubblicità, applicazioni di realtà aumentata wearable. Al momento, secondo quanto si apprende dal loro sito web, sarebbero una ventina i brevetti depositati.
All’inizio del 2014 uMoove ha lanciato il primo gioco su App Store, che consente ai giocatori di controllare i loro movimenti muovendo semplicemente la testa. In altre parole l’avatar si dirige dove l’utente in quel momento sta guardando. Secondo quanto raccontato dal giornale GeekTime nel gennaio 2014, uMoove avrebbe usufruito di un finanziamento di un milione di dollari.

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