Vantaggi e rischi del coinvolgimento del paziente in sanità

Reblogged from Il Sole 24 Ore Sanità

Mettere al centro dei processi sanitari – clinici o di ricerca – il paziente, o comunque il cittadino, è oggi un punto centrale della pianificazione sanitaria. Si parla di shared decision making, di patient reported outcomes, di patients advisory boards, ma sta di fatto che l’acquisizione del punto di vista mancante del diretto interessato, vale a dire il malato, “è un’equazione ancora irrisolta e piena di aree oscure da riempire” spiegaAntonio Addis, del Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio nel più recente approfondimento del progetto Forward, integrato alla rivista mensile indicizzata Recenti Progressi in Medicina, approfondimento dedicato proprio al coinvolgimento del paziente in sanità, fra vantaggi e rischi.

Porre il paziente al centro del processo significa da una parte responsabilizzarlo, includendolo all’interno dei processi decisionali, e rendendolo dunque un attore più “forte” sulla scena, dall’altra può implicare per lui un’enorme vulnerabilità, spiega nel suo intervento Chiara Rivoiro, dell’Università di Torino. Negli ultimi quarant’anni abbiamo assistito a una grande rivoluzione che ha visto il malato sempre più al centro dei processi, soprattutto grazie alla rete che ha contribuito ad avvicinare malati, medici e informazione. Il processo però non è ancora terminato, e porta con sé importanti questioni da dirimere.

Read More

Cittadini consapevoli e coinvolti nella Sanità

Reblogged from Quotidiano Sanità

L’idea di coinvolgere i pazienti nella pratica clinica ha ormai quarant’anni. Già nel 1978 la Dichiarazione di Alma Ata, conferenza internazionale patrocinata da OMS e UNICEF sanciva il principio secondo cui “le persone hanno il diritto e il dovere di partecipare individualmente e collettivamente alla progettazione e alla realizzazione dell’assistenza sanitaria di cui hanno bisogno.” Tuttavia, a distanza di qualche decennio, nonostante gli enormi passi in avanti e gli ottimi esempi di patient engagement in giro per il mondo, il paradigma non è ancora diventato del tutto prassi, o meglio, non lo è diventato in tutti i suoi aspetti.

Se da un lato la rete e i social media stanno avvicinando enormemente il cittadino all’informazione e tendenzialmente anche alla classe medica – permettendo in linea di principio che il secondo non sia più l’agente per conto del paziente, ma il suo partner a supporto delle decisioni che riguardano la salute – per altri aspetti come la ricerca clinica, stiamo ancora “inventando la ruota”.

È dedicato proprio ai “pazienti” l’ultimo numero monografico di Forward, il progetto informativo delDipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio [www.forward.recentiprogressi.it]. Un’iniziativa nata per riflettere e approfondire non tanto ciò che è attuale oggi, ma quello che lo diventerà nel prossimo futuro nell’ambito del settore sanitario. L’approfondimento appena pubblicato è interamente dedicato alla complessa questione del coinvolgimento del paziente e esamina all’interno di ogni articolo uno dei tanti aspetti di cui si compone la questione, per capire dove siamo e dove stiamo andando.

Read More

Ultimi dati OSMED: l’insostenibile pesantezza dei farmaci

Reblogged from Scienza in Rete

L’Italia spende per il settore farmaceutico quasi il 2% del pil, e circa il 18% di quanto spende per la sanità. Numeri che crescono in maniera sensibile anche da un anno all’altro, come mostra l’ultimo rapporto OSMED, presentato da AIFA qualche giorno fa. Nel 2015 la spesa farmaceutica a livello nazionale è aumentata dell’8,6% rispetto al 2014, toccando i 28,9 miliardi di euro. Il 76% di questa spesa è rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale e il 14% è compartecipata dal cittadino. L’aumento della spesa riflette anche un aumento dei consumi: nel 2015 in media è come se ognuno di noi – bambini, adulti e anziani – avesse consumato quasi 2 dosi di farmaco ogni giorno. Sempre in questi giorni però AIFA ha pubblicato anche il monitoraggio dei primi due mesi del 2016, che mostra una recessione della spesa farmaceutica ospedaliera. Un rosso complessivo – sottolinea il Sole 24 Ore –  di 340,9 milioni di euro.

Read More

Se il robot entra in sala operatoria: vantaggi e sostenibilità della collaborazione con l’uomo

Reblogged from L’Espresso

Nel 2008 gli interventi di chirurgia robotica ad alta complessità effettuati presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria erano 92, nel 2014 sono stati 820, quasi 1000 nel 2015. Stiamo parlando di chirurgia ad alta precisione basata sulla collaborazione fra esseri umani e robot, da manipolatori soft per chirurgia addominale, a sistemi di assistenza per la sostituzione di organi, per esempio nei casi di insufficienza cardiaca, ma anche sistemi per l’endoscopia indolore e per la terapia vascolare.

Un settore – quello più generale della cosiddetta “robotica dei servizi”, che secondo le stime è destinato a crescere enormemente nei prossimi anni, portando con sé la necessità di ridiscutere diverse questioni di carattere legale, sulla responsabilità degli eventuali rischi derivanti dall’uso di queste nuove tecnologie robotiche, ma anche di carattere etico e di struttura della formazione dei giovani medici, al momento sprovvista di un adeguata formazione in materia.

Non da ultimo il problema economico, e più in generale di sostenibilità di questo genere di innovazione, dato che ad i costi di queste tecnologie sono ancora altissimi, in un settore come quello sanitario dove i tagli sono all’ordine del giorno. Se ne è parlato i giorni scorsi proprio a Pisa, in occasione del convegno“La robotica pisana: realtà, opportunità, prospettive”organizzato dall’ Associazione Ex-Allievi della Scuola Superiore Sant’Anna e dalla Fondazione Arpa , che vede come presidente onorario Andrea Bocelli.

Read More