Se il robot entra in sala operatoria: vantaggi e sostenibilità della collaborazione con l’uomo

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Nel 2008 gli interventi di chirurgia robotica ad alta complessità effettuati presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria erano 92, nel 2014 sono stati 820, quasi 1000 nel 2015. Stiamo parlando di chirurgia ad alta precisione basata sulla collaborazione fra esseri umani e robot, da manipolatori soft per chirurgia addominale, a sistemi di assistenza per la sostituzione di organi, per esempio nei casi di insufficienza cardiaca, ma anche sistemi per l’endoscopia indolore e per la terapia vascolare.

Un settore – quello più generale della cosiddetta “robotica dei servizi”, che secondo le stime è destinato a crescere enormemente nei prossimi anni, portando con sé la necessità di ridiscutere diverse questioni di carattere legale, sulla responsabilità degli eventuali rischi derivanti dall’uso di queste nuove tecnologie robotiche, ma anche di carattere etico e di struttura della formazione dei giovani medici, al momento sprovvista di un adeguata formazione in materia.

Non da ultimo il problema economico, e più in generale di sostenibilità di questo genere di innovazione, dato che ad i costi di queste tecnologie sono ancora altissimi, in un settore come quello sanitario dove i tagli sono all’ordine del giorno. Se ne è parlato i giorni scorsi proprio a Pisa, in occasione del convegno“La robotica pisana: realtà, opportunità, prospettive”organizzato dall’ Associazione Ex-Allievi della Scuola Superiore Sant’Anna e dalla Fondazione Arpa , che vede come presidente onorario Andrea Bocelli.

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Robot Revolution Initiative. Entro il 2020 i robot saranno dappertutto (e si parleranno)

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Lo ha annunciato nientemeno che il capo del Governo Giapponese Shinzo Abe: il mondo dovrà prepararsi a una vera “robot revolution” da qui al 2020, guidata dal Paese del Sol Levante. E non si tratta di un semplice slogan per stimolare gli entusiasmi di chi ne guida il mercato, ma una strategia di politica industriale messa nero su bianco dal quartier generale per la rivitalizzazione economica del Giappone e che prevede per il 2020 di ampliare la dimensione del mercato dei robot dagli attuali 600 miliardi di Yen (circa 5,3 miliardi di dollari) a circa 2,4 trilioni di yen, circa 20 miliardi di dollari.

Un bel salto dunque, per un paese che vanta una delle esperienze più radicate ed estese per quanto riguarda le tecnologie robotiche. Da decenni infatti il Giappone è leader indiscusso di una visione del progresso basata sulla robotica, soprattutto nel settore dell’high-tech. La Robot Revolution Initiative però promette – o pubblicizza – qualcosa di più: un coordinamento capillare di tutte le forze in gioco, aziende, università, governo, per introdurre robot in tutti gli ambiti: dalla manifattura alla medicina, dall’agricoltura all’assistenza agli anziani. Una rivoluzione pilotata dai colossi del mercato. LaRobot Revolution Initiative dovrebbe coinvolgere infatti oltre 200 brand giapponesi, fra cui Toyota, Honda and Panasonic,Komatsu, almeno secondo quanto si apprende dal Japan Times.

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