Quanto costa all’Africa l’inquinamento dell’aria? Più vite della malnutrizione

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Se nel secolo scorso una delle piaghe più grandi del Continente africano, che causava la morte prematura di civili era la malnutrizione, oggi questa piaga si chiama inquinamento atmosferico. L’inquinamento dell’aria uccide oggi in Africa più dell’acqua contaminata e più della malnutrizione, secondo quanto riporta un working paper pubblicato in questi giorni dall’OCSE dal titolo – appunto – The cost of air pollution in Africa. 712mila vite perse e 364 miliardi di costo economico, che potrebbe trasformarsi, secondo gli autori, in una vera e propria crisi sanitaria e climatica non dissimile alla situazione drammatica di Cina e India. Secondo le stime, sarebbero invece 542mila le morti premature attribuibili all’acqua contaminata, 275mila quelle legate alla malnutrizione e 391mila quelle dovute a condizioni igienic-sanitarie precarie.
Una mortalità figlia del progresso, potremmo dire, di un progresso che non tiene conto del proprio impatto sulla salute pubblica, dal momento che i paesi dove si muore di più sono quelli al momento maggiormente in crescita, a livello economico.

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Flo, bastano 3 dollari per cambiare la vita di una giovane donna

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Un pacchetto con 10 assorbenti usa e getta costa a una ragazza africana circa 1,2 dollari. Un costo enorme in paesi dove grosse fette della popolazione vivono con meno di 2 dollari al giorno. Con il risultato che una ragazza su 10 durante il ciclo mestruale non va nemmeno a scuola, e che 9 ragazze su 10 utilizzano assorbenti riutilizzabili, che altro non sono che pezzi di stoffa che vengono poi lavati.

Viene da pensare che anche le nostre nonne non utilizzavano assorbenti igienici usa e getta, e sopravvivevano, ma c’è in realtà una profonda differenza: nei paesi a basso reddito – pensiamo alle condizioni di vita di una slum – è spesso difficile, se non impossibile trovare acqua pulita o detergenti adeguati per disinfettare i tessuti da germi e batteri.

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Africa: OCSE mostra un pil in crescita, ma il problema è l’energia

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Recentemente OCSE, UNDP (United Nations Development Programme) e ADB (African Development Bank) hanno pubblicato un report dal titolo African Economic Outlook 2015, che fa il punto sulla situazione economica e sociale del continente nero, sostenendo che quest’ultima continuerà a crescere del 4,5% nel 2015 e del 5% nel 2016. Una serie di dati e spiegazioni che mostrerebbero come nonostante le sue contraddizioni l’Africa rappresenti oggi un El Dorado di possibilità. Certo, dipende dove vivi. A crescere pare sarà l’Africa Occidentale, nonostante il peso anche economico di ebola, mentre l’economia sudafricana non supererà il +1,5%.
Fermarsi a questi dati però non basta. Nonostante questi numeri tutto sommato ottimisti infatti, ve ne sono altri che invece raccontano scenari ben diversi.

In 7 paesi oltre il 90% della popolazione è senza energia
La grossa zavorra del continente africano è l’energia. L’approvvigionamento energetico è andato aumentando negli ultimi anni, ma rimane a tutt’oggi scarso nella maggior parte dei paesi. Un esempio lampante di disomogeneità del continente. E si sa che nel XXI secolo non c’è sviluppo di sorta che prescinda dalle fonti energetiche.

In sette paesi africani la percentuale di popolazione senza energia elettrica nel 2012 ha raggiunto il 90%. Si tratta di paesi come la Repubblica Centro Africana, il Ciad, la Repubblica Democratica del Congo, la Liberia, il Malawi, la Sierra Leone e il Sud Sudan. In altri 13 paesi, a non avere accesso all’energia elettrica, è una percentuale tra il 75% e il 90% del totale: Burkina Faso, Burundi, Etiopia, Guinea, Guinea-Bissau, Kenya, Madagascar, Mauritania, Niger, Ruanda, Somalia, Tanzania, e Uganda.

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OkHi: la startup che connette l’Africa dotando tutti di un indirizzo (fisico)

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Obiettivo: permettere a chiunque di accedere al mercato digitale globale, dai conti correnti agli acquisti online. È questa l’idea di un ex product manager di Google che ha scelto la “Silicon Savannah” per realizzare il suo sogno: dare un indirizzo fisico a chi non ce l’ha.

Non è un paradosso connettere gli africani all’impalpabile network globale fornendo loro un indirizzo fisico. In realtà quella della piattaforma OkHi è una profonda innovazione, che ha già cambiato la vita a molti. Secondo il giovane fondatoreTimbo Drayson, la vera innovazione per il continente africano (e non solo) da qui a qualche anno sarà dotare tutti di un indirizzo fisico, che permetterà a chiunque di comprare su siti online, aprire conti correnti, accedere ai servizi nazionali e internazionali, acquistare biglietti aerei e quant’altro.

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