Fame, un mondo diviso tra denutriti e obesi

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In un ipotetico gruppo di 10 persone, sedute in cerchio una accanto all’altra, ne troveremmo una denutrita e 4 in sovrappeso. Ancora oggi nel mondo l’11 per cento della popolazione, cioè 1 persona su 9, è denutrita, mentre il 40 per cento è sovrappeso o addirittura – 1 su 10 – obesa.

Se il gruppo fosse composto da bambini, a essere denutriti sarebbero 2,5 bambini su 10, e altri 1,5 su 10 sarebbero gravemente sottopeso. Insomma, non è vero che ovunque nel mondo stiamo riuscendo a sconfiggere la fame: non è così in Africa Subsahariana e non è così nelle regioni meridionali e occidentali dell’Asia e in Oceania, dove oggi le persone hanno meno disponibilità di cibo rispetto a 25 anni fa.

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Giovani, freelance e laureati per 1000 euro al mese

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Nel precedente post di questa serie rilevavamo come il nostro paese non sia certo la patria dell’imprenditoria giovanile, a causa di una formazione imprenditoriale pressoché inesistente nel percorso scolastico, ma anche di difficoltà legate alla troppa burocrazia e al peso fiscale. Ma c’è anche un altro problema che non può essere lasciato da parte: mettersi in proprio in Italia non paga. O meglio: non paga i giovani, che magari per esercitare quella professione hanno sudato durante gli anni universitari, il tirocinio e, magari, studiato per superare un esame di stato.

In media un trentenne iscritto a una cassa di categoria guadagna un quarto di un cinquantenne che fa lo stesso lavoro e un quarantenne guadagna la metà rispetto a un collega di circa 10 anni più vecchio.

E la situazione è ancora peggiore fra chi svolge una professione non regolamentata da un ordine professionale. Qui la media dei redditi fra le diverse classi di età è di 15 mila euro annui lordi per le partite iva e i 18 mila euro circa per iparasubordinati (dato 2012). Per i lavoratori a progetto non si toccano i 10 mila euro annui lordi.

Ma a preoccupare maggiormente è il divario di genere fra liberi professionisti: le donne, altrettanto laureate, guadagnano in media due terzi rispetto agli uomini.

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Sentirsi più felici con la musica. Con NERVANA (e la stimolazione del cervello) si può

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Ascoltare una certa musica piuttosto che un’altra è sempre in qualche modo un’esperienza emozionale: ci rilassa, ci eccita, ci incoraggia, ci porta malinconia. L’idea di due fratelli, Richard e Daniel Cartledge entrambi medici è rendere l’esperienza ancora più intensa, sfruttando le conoscenze scientifiche che abbiamo del nostro cervello.

Attraverso la musica trasmessa mediante il canale uditivo, il dispositivo stimola ilnervo vago, uno dei nervi cranici, provocando un maggiore rilassamento durante l’ascolto del brano musicale. Un meccanismo pensato per suscitare calma, sensazione di tranquillità e senso di piacere, anche fino a mezz’ora dopo l’utilizzo. Un aumento esponenziale insomma della risonanza fra noi e la musica che stiamo percependo.

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