A Padova il primo trapianto di mandibola con protesi stampata in 3D

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Realizzare delle protesi dentarie per la chirurgia con materiali innovativi e su misura: questa la missione di Sintac, una piccola azienda italiana con sede a Padova, diventata in pochi anni leader del settore biomedicale. Anche grazie anche alla collaborazione con importanti Università italiane e straniere, che ha portato le scorse settimane al primo trapianto di mandibola con protesi stampata proprio in3D, ed effettuato da medici dell’Azienda Ospedaliera di Padova.

Una tecnologia che riduce sensibilmente il rischio di rigetto nel paziente e che – essendo la protesi costruita in maniera simmetrica sulla base di un calco effettuato a partire dal volto del paziente stesso – migliora esteticamente il risultato dell’operazione e i tempi di riabilitazione. I materiali innovativi utilizzati per la stampa 3D sono pensati inoltre per diminuire il rischio di rottura della protesi una volta impiantata, e risultano più leggeri rispetto a quelle tradizionali.

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OMS: nel mondo una morte su cinque è causata da fattori di rischio ambientale

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Oggi oltre una morte su 5 nel mondo è dovuta a fattori ambientali, precisamente il 22,7% dei decessi. Fra i bambini la percentuale sale al 26,6%. Un ambiente non sano è anche la causa di 596 milioni di anni di buona salute persi, quello che in gergo tecnico si chiama DALYs, un indicatore che misura l’incidenza di una malattia sugli anni di vita che il paziente avrebbe potuto vivere da sano. Se si sommano tutti gli anni persi o vissuti in cattiva salute da tutti i pazienti nel mondo per malattie infettive, croniche o incidenti, troviamo che un quinto di questa perdita è dovuto a ragioni ambientali. Questi gli ultimi dati pubblicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel rapporto “Preventing disease through healthy environments: a global assessment of the burden of disease from environmental risks“.

Numeri impressionanti, se pensiamo che nella maggior parte dei casi si tratta di qualcosa che possiamo prevenire. Non bisogna però fraintendere i termini della questione. Ragioni ambientali non significa solo inquinamento dell’aria, che dovremmo andare di meno in auto, preferire fonti di riscaldamento a minor impatto ambientale e scegliere la bicicletta.

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Il naso (elettronico) per la diagnosi precoce del cancro al polmone

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Diversi studi indipendenti hanno sottolineato negli ultimi anni che il respiro di un malato di cancro presenta una differente composizione chimica rispetto all’alito di una persona sana, e che dunque può rappresentare un possibile strumento diagnostico, in particolare per il cancro al polmone. L’alterazione del metabolismo causata dalla malattia, lascia delle tracce nel sangue, e dunque l’alito prodotto dai polmoni, che sono il luogo dove si incontrano sangue e ossigeno, può rivelarsi una vera e propria “cartina tornasole” per la presenza del tumore.

Quello a cui gli scienziati stanno lavorando da circa 15 anni è dunque la costruzione di un “naso elettronico”, ispirato dal funzionamento dell’olfatto naturale, preciso, non invasivo e in grado di diagnosticare il tumore nelle sue fasi iniziali, ai primissimi sintomi.

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Mettete semi nei vostri droni. E piantate 1 miliardo di alberi all’anno

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La startup si chiama BioCarbon Engineering e il suo CEO è Lauren Fletcher, ex ingegnere della NASA. L’idea? Usare i droni per piantare 1 miliardo di alberi ogni anno per un totale di 500mila ettari nel giro di 5-7 anni, per contrastare la piaga della deforestazione, in primis in Africa e nella foresta Amazzonica. Un tentativo non solo per piantare alberi, ma soprattutto per difendere la biodiversità.

Non a caso il motto dell’azienda è “We are going to counter industrial scale deforestation using industrial scale reforestation”, contrastare la deforestazionesu scala industriale puntando sulla riforestazione su scala industriale. Una riforestazione “di precisione” che permetterà un aumento vertiginoso del numero di alberi piantati, a un costo bassissimo, dato che le risorse umane impiegate sono pochissime.

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