Dissesto idrogeologico, ecco una fotografia dell’Italia (in costante emergenza)

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A pochi giorni dalla frana in Cadore che ha scosso la comunità bellunese, provocando tre morti, ci risiamo. Questa volta dall’altro capo dello stivale, in Calabria, dove 200 millimetri di pioggia hanno messo in ginocchio interi paesi, in particolare le zone diCorigliano Calabro e Rossano. Aree evacuate, linee ferroviarie bloccate, persone intrappolate, proprio a pochi giorni dalla presentazione a Palazzo Chigi, dei dettagli del piano per la messa in sicurezza delle principali città metropolitane italiane: 1,3 miliardi di euro per opere antialluvione, di cui 600 milioni già stanziati per quelle considerate più a rischio.

Per quanto violente siano queste calamità, non si tratta però di eccezioni e soprattutto non sempre sono le città metropolitane ad essere maggiormente colpite. Ogni anno si rilevano circa 1.000 frane in Italia, e il dissesto idrogeologico è ben distribuito lungo la penisola, tanto che secondo recenti stime dell’Ispra aggiornate a marzo 2015 sarebbero quasi 2 milioni le persone esposte a possibili alluvioni di grave entità, cioè con un tempo di ritorno fra 20 e 50 anni, oltre 5 milioni quelle esposte a un rischio medio alto, con un tempo di ritorno stimato cioè fra i 100 e i 200 anni, e oltre 8 milioni e mezzo di italiani sarebbero esposti a un rischio medio basso.

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Italia rumorosa, in quattro su dieci vittime dei troppi decibel

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In Italia cinque regioni su 20 non hanno ancora una legge regionale in materia di inquinamento acustico.

Ma quello del rumore da attività produttive, circolazione stradale, ferroviaria e aeroportuale è un problema in crescita, tanto che secondo le stime nel 2014 fra il 20% e il 40% della popolazione italiana che vive nelle aree urbane sarebbe esposta a valori diurnidi LDEN (il descrittore acustico giorno-sera-notte) superiori ai 60-64 decibel e a valori notturni compresi fra 55 e 59 db. Al di sopra dunque delle soglie fissate dal DPCM 14/11/97, che stabilisce per le aree urbane in cui risulti presente anche una significativa vocazione d’uso residenziale, valori limite di immissione inferiori o uguali a 65 dBA in periodo diurno e a 55 dBA in periodo notturno.

A raccontare questi dati è l’ultimo Annuario ISPRA Ambiente.

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Sì, la tassa sui condizionatori è una bufala Ma le imposte sui consumi sono un problema

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La grande paura di queste torride giornate estive è stata la paventata “tassa sui condizionatori domestici“: un balzello rivelatasi però una bufala, dato che l’imposta riguarderà solamente i grandi impianti.

Ma se non c’è nessuna nuova tassa sui consumi domestici, il tema resta comunque “caldo”. Sì, perché la tassazione dei consumi energetici è un argomento tutt’altro che secondario per il sistema fiscale italiano che fatica ad adeguarsi ai moniti europei.

Per l’Europa la cosiddetta fiscalità ambientale, quella cioè che va a incidere su energia, trasporti ed emissioni inquinanti, dovrebbe pesare sempre di più nei prossimi anni sul totale delle imposte versate dai contribuenti, a favore di una riduzione di altre tasse più penalizzanti per la crescita, come quelle sul lavoro. Questo auspicavano per esempio le raccomandazioni all’Italia del semestre europeo 2013 e 2014.

Nel nostro Paese però stiamo vivendo una sorta di paradosso: paghiamo molte imposte ambientali in termini assoluti rispetto al resto d’Europa, ma alla fine tutto questo ha un peso limitato rispetto al totale dei versamenti dei cittadini italiani che, insieme a un’elevata tassazione ambientale, finiscono per pagarne una altrettanto salata sul reddito da lavoro e d’impresa. Questo nonostante la legge delega 23 dell’11 marzo 2014 , che all’articolo 15 fissa per il governo italiano l’obiettivo di pensare a nuove forme di fiscalità ecologica destinate prioritariamente alla riduzione della tassazione sui redditi, in particolare sul lavoro generato dalla green economy.

Da un gruppo di investitori visionari la tecnologia per smettere di russare

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Ne soffre un europeo ogni 50. L’apnea notturna che può comportare anche seri rischi fisiologici, ha tra i suoi sintomi anche il russare (russamento). Oggi però un piccolissimo dispositivo, 20 millimetri di diametro e 2,5 millimetri di spessore, molto facile da impiantare, potrebbe risolvere l’apnea ostruttiva notturna grazie alla stimolazione elettrica dei nervi della lingua. Con grande sollievo di chi vi dorme accanto.

Nixoah, una startup che oramai ha sei anni di vita, ha affermato infatti di poter rivoluzionare completamente, entro il 2020, la vita delle tante persone che soffrono di questo problema, che in molti casi può rivelarsi anche molto grave. I dispositivi oggi in commercio intanto sono 16 volte più grandi e soprattutto richiedono un intervento chirurgico di circa 3 ore. Qui invecebasterebbero una quindicina di minuti per inserire l’impianto, che avrebbe la durata di 12 anni, contro i 5 attualmente in commercio.

Se ci sembra una tecnologia di poco conto, utile solo a pochi, ci sbagliamo. Sarebbero circa 20 milioni gli americani che soffrono di apnea ostruttiva notturna moderata o severa, e quasi 15 milioni in tutta Europa: un europeo su 50.

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