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Reblogged from L’Espresso

La grande paura di queste torride giornate estive è stata la paventata “tassa sui condizionatori domestici“: un balzello rivelatasi però una bufala, dato che l’imposta riguarderà solamente i grandi impianti.

Ma se non c’è nessuna nuova tassa sui consumi domestici, il tema resta comunque “caldo”. Sì, perché la tassazione dei consumi energetici è un argomento tutt’altro che secondario per il sistema fiscale italiano che fatica ad adeguarsi ai moniti europei.

Per l’Europa la cosiddetta fiscalità ambientale, quella cioè che va a incidere su energia, trasporti ed emissioni inquinanti, dovrebbe pesare sempre di più nei prossimi anni sul totale delle imposte versate dai contribuenti, a favore di una riduzione di altre tasse più penalizzanti per la crescita, come quelle sul lavoro. Questo auspicavano per esempio le raccomandazioni all’Italia del semestre europeo 2013 e 2014.

Nel nostro Paese però stiamo vivendo una sorta di paradosso: paghiamo molte imposte ambientali in termini assoluti rispetto al resto d’Europa, ma alla fine tutto questo ha un peso limitato rispetto al totale dei versamenti dei cittadini italiani che, insieme a un’elevata tassazione ambientale, finiscono per pagarne una altrettanto salata sul reddito da lavoro e d’impresa. Questo nonostante la legge delega 23 dell’11 marzo 2014 , che all’articolo 15 fissa per il governo italiano l’obiettivo di pensare a nuove forme di fiscalità ecologica destinate prioritariamente alla riduzione della tassazione sui redditi, in particolare sul lavoro generato dalla green economy.

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