Beentouch: il software di 6 ragazzi catanesi per videochiamare senza problemi di linea

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Non capita spesso di riuscire a fare una videochiamata senza che cada la linea, senza ritardi, latenza, o asincronia fra audio e video. Danilo Mirabile, studente di ingegneria informatica, oggi CEO & Co-Founder, decide un giorno che le persone meritano qualcosa di più, che permetta loro di concentrarsi sulla conversazione, di rilassarsi, invece di focalizzarsi sui frequenti intoppi.

Non è un caso che uno dei tweet più recenti di Beentouch, questo il nome della startup made in Sicily, riporti: “the business of business is relationships, the business of life is human connection”. La connessione, la relazione, come primo elemento della vita umana.

È così che insieme a Emanuele Accardo, Alberto Longo, Federica Munzone, Daniele Pecoraro ed Emanuela Toscano, Danilo pensa a Beentouch, un obiettivo ambizioso per un gruppo di giovani studenti: creare un software che fosse migliore di quelli esistenti in circolazione. Come? Basandosi sull’architettura Peer-to-Peer, in modo che i server esterni, responsabili della scarsa qualità delle chiamate, entrino in gioco solamente nella prima fase, per mettere in contatto i partecipanti alla chiamata.

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Con PureLives l’acqua diventa sempre potabile (senza bisogno di energia)

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Per dimostrare l’efficacia di questo prodotto, i suoi costruttori hanno accettato di bere l’acqua proveniente da un fiume infettato da colera, dopo averla filtrata con il loro nuovo dispositivo. E hanno vinto la sfida. PureLives, un piccolo contenitore della capacità di 19 litri trasportabile come un semplice zaino, è in grado infatti di rimuovere il 99,9% fra batteri, virus, metalli pesanti, nitrati e altri contaminanti dall’acqua di fiumi, torrenti e pozzi che incontriamo quando andiamo in luoghi che non conosciamo o in zone dove le falde acquifere non sono sicure.

PureLives non usa sostanze chimiche e non ha bisogno di elettricità. Funziona solo grazie a uno speciale filtro brevettato basato sulla cosiddetta “nanocarbon technology, che rimuove nell’ordine i sedimenti e i detriti presenti nell’acqua, poi i batteri, i virus e gli odori e infine i metalli pesanti, le tossine e gli altri elementi chimici, regalando acqua pura.

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Rex Computing, la startup che ottiene 1,25 milioni di dollari per costruire le CPU del futuro

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La notizia è dello scorso 21 luglio: la FF Science, una parte del Founders Fund che si dedica a società che affrontano importanti sfide ingegneristiche, ha deciso di investire oltre 1 milione di dollari sulla Rex Computing, una società fondata nel 2013 dal 19 enne Thomas Sohmers e dal collega Paul Sexeben, che sta lavorando per progettare le CPU del futuro.

Per Thomas, nato a metà degli anni Novanta, le CPU che utilizziamo oggi sono obsolete. «I processori esistenti sono stati progettati un quarto di secolo fa – si legge nel suo sito web – in un momento in cui la quantità di energia per spostare i dati era approssimativamente uguale alla quantità di energia richiesta per fare elaborazioni utili a tali dati».

Oggi invece, dice Sohmers, abbiamo bisogno di CPU che consumino molta meno energia. Abbiamo bisogno di una nuova architettura più efficiente per costruire nuovi processori. Per questa idea, a soli 17 anni, nel 2013, ha vinto una delle prestigiose “20 Under 20″ Fellowship, grazie alla quale ha cominciato la progettazione di Rex Computing.

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Kjaro, l’innovativo ombrello “made in Italy” che raccoglie 65mila euro su Kickstarter

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È diventato in pochi giorni uno dei progetti italiani più finanziati su Kickstarter, con oltre 65mila euro a fronte dei 20mila previsti per partire. Si tratta di Kjaro, il primo ombrello al mondo che puoi riporre comodamente in borsa anche se bagnato fradicio, grazie a tre semplici accortezze: un tessuto che respinge le gocce, una chiusura realizzata con delle calamite, e soprattutto una custodia impermeabile munita di un particolare serbatoio per raccogliere l’acqua per poi svuotarla quando vogliamo. Tutto rigorosamente Made in Italy. Un sistema per non essere costretti ad abbandonare l’ombrello all’entrata di un locale o in autobus, finendo spesso di dimenticarcelo lì.

L’idea viene proprio da chi sui mezzi pubblici ci ha passato molto tempo: Angelo Vadruccio, fondatore di una startup con base in Brianza, la Kjaro srl. «L’idea è nata dalla mia esperienza di pendolare che utilizzava la metropolitana di Milano e osservava i tanti piccoli disagi che un ombrello bagnato può creare».

Qui invece, si può riporre il proprio ombrello nella sua custodia non appena ha smesso di piovere, e l’acqua verrà convogliata verso il serbatoio, senza farla fuoriuscire. Basterà ruotare il serbatoio per svuotarlo al momento opportuno. Ma non solo. Kjaro, che ha un brevetto depositato, è molto elegante anche a livello estetico, essendo pensato per essere indossato come una pochette, in modo da non costringerci ad avere una mano occupata mentre camminiamo. Per i più esigenti in materia di stile, la custodia è anche personalizzabile.

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