Leonardo: ti ricarica il cellulare mente sei al supermercato

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A tutti noi è capitato almeno una volta di trovarci in un luogo pubblico, per esempio un grande magazzino, con il cellulare scarico. Un problema davvero comune ma che in pochi hanno pensato di affrontare, almeno in Italia, con aree dedicate alla ricarica dei nostri devices. Una piccola start up di govani friulani ha trovato la soluzione, semplice e versatile.

L’idea dei 5 ragazzi di Udine, che hanno dai 27 ai 33 anni, è molto semplice, anche se si basa su una tecnologia sofisticata come quella delle impronte digitali. È sufficiente appoggiare il polpastrello sul totem perché la prima cassetta di sicurezza disponibile (ogni totem ne ha da 4 a 8) si apra e permetta di collegarvi il telefonino. Una volta terminata la ricarica basterà ricollocare lì la nostra mano e la cassetta si aprirà. Tutto istantaneamente.

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Sanità, tagliare ancora è pericoloso

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Contenimento, contenimento e ancora contenimento: questa la parola chiave che si sentono ripetere da anni quando si parla di sanità. Giusto ieri il Ministro Lorenzin ha presentato la lista delle 208 prestazioni attualmente a carico del Servizio Sanitario Nazionale a rischio taglio.
Sono di qualche giorno fa invece le ultime dichiarazioni di Renzi secondo cui male che vada nel 2016 si avrà lo stesso finanziamento del 2015, cioè 109 miliardi di euro. Peccato che gli impegni presi dal Governo attraverso il Patto per la Salute 2014-16 e le successive modifiche fossero ben diversi: 109 miliardi di euro per il 2015 e 113 per il 2016. Una staticità impensabile per il ministro della Salute Lorenzin, secondo cui il Fondo sanitario per il prossimo anno “non dovrebbe scendere sotto i 112 miliardi di euro”, cifra stabilita dalla Legge di Stabilità.

Ma è vero che spendiamo ancora troppo? Da quanto emerge dai dati pare di no. Anzi, in qualche caso tagliare ancora sarebbe molto pericoloso.

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OCSE: troppo internet a scuola non aiuta l’apprendimento

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Quello che emerge da un recente report OCSE sembra avere quasi dell’incredibile. Siamo abituati a dare per scontato che potenziare sempre di più la digitalizzazione dei ragazzi, specie a scuola, sia cosa buona e giusta per allineare i nostri giovani agli standard europei, ma a quanto pare ciò è vero solo fino a un certo punto. L’informatizzazione nei sistemi scolastici non pare infatti colmare quello che è il gap fra gli studenti più dotati e quelli meno dotati.

Secondo l’OCSE la possibilità di usare il pc e internet a scuola e fuori da scuola aiuterebbe nell’apprendimento, ma se questa opportunità si trasforma in un’esagerazione in termini di ore passate sul web, i benefici non sarebbero poi così tanti, sia nell’apprendimento stesso, che nel comportamento dei ragazzi in relazione agli orari scolastici. E c’è di più, l’informatizzazione non sarebbe in realtà un livellante sociale: l’impronta dello status socioeconomico dei diversi paesi sui risultati scolastici dei propri studenti è ancora forte, e questo perché la digitalizzazione non coinvolge tutti allo stesso modo. Le disuguaglianze sociali in merito al numero di devices posseduti per famiglia fra i paesi OCSE, sono ancora assai evidenti.

1 studente su 6 si sente solo a scuola

Ma vediamo più da vicino questi dati. Anzitutto il 96% degli studenti nei paesi OCSE dichiara di avere una connessione internet a casa, e il 70% di essi usa quotidianamente internet a scuola: per studiare e per fare i compiti, per condividere documenti ma soprattutto per comunicare con i propri compagni attraverso chat o email. Ma soprattutto, 1 studente su 6 fra chi si considera un extreme internet user, afferma di sentirsi solo a scuola.

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