Educazione imprenditoriale a scuola: Italia maglia nera

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Come raccontavamo qualche settimana fa, in Italia a scegliere la libera professione non sono in molti rispetto al resto d’Europa. Le ragioni che emergono da studi e sondaggi sono molte, dalla pressione fiscale elevata, alla burocrazia asfissiante. Ci siamo però chiesti se non ci fosse di mezzo in qualche modo anche la formazione imprenditoriale.

Non si può dire con certezza che si tratti di una conseguenza diretta, ma sicuramente nel sistema scolastico italiano – a differenza della maggior parte dei paesi europei – non c’è spazio per l’educazione imprenditoriale, intesa come fiducia in se stessi, presa di iniziativa, creatività, progettualità e pianificazione, competenze finanziarie minime, capacità di gestire le risorse e il rischio, di lavorare in team e di saper cogliere le occasioni per crearsi un proprio business. E non siamo parlando solamente di formazione universitaria: il gap con il resto d’Europa quanto a educazione imprenditoriale nasce fra i banchi della scuola primaria.

Il risultato è da un lato che gli italiani hanno in media competenze finanziarie più scarse rispetto ai colleghi europei (dato OCSE PISA 2012), dall’altro una scarsa percezione dell’importanza della formazione imprenditoriale nel proprio percorso scolastico. Secondo gli esperti, l’Italia mostra uno dei tassi più bassi di percezione di quanto la formazione imprenditoriale è incorporata nella formazione scolastica. A raccontarlo un recente report della Commissione EuropeaEntrepreneurship Education at School in Europe pubblicato lo scorso febbraio.

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Rinnovabili: ecco quanta energia ci forniscono oggi

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In Europa il 15% dell’energia che consumiamo come utenti finali è fornita da fonti rinnovabili, il che significa che abbiamo meno di 4 anni per raggiungere il traguardo fissato dall’Europa: il 20% dell’energia proveniente da fonti rinnovabili entro il 2020.
Oggi viene dalle rinnovabili il 25,4% dell’energia elettrica (era il 14,8% nel 2005), il 16% dell’energia che usiamo per riscaldamento e aria condizionata (era il 10,3% nel 2005) e il 5,4% dell’energia del settore dei trasporti (era l’1,4% nel 2005). Insomma: l’Europa non ha ancora raggiunto l’agognato 20%, ma i passi in avanti rispetto a 10 anni fa sono tangibili.
Se sembrano pochi 5 punti in percentuale, bisogna però considerare che di anno in anno continua ad aumentare la quantità di energia elettrica che consumiamo.
Lo raccontano gli ultimi dati pubblicati dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA).

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