Apple e IBM insieme nel mercato della sanità elettronica (e-health)

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Solo nel 2014 sono state lanciate 100.000 app per la salute all’interno di un mercato ancora piuttosto ristretto. Ma è senza dubbio una buona ragione per destare l’interesse di colossi come Apple e IBM. Secondo Statista, a marzo del 2015 le app di salute e fitness rappresentavano il 2,7% delle applicazioni presenti nell’Apple Store, mentre le app medicali vere e proprie hanno raggiunto il 2%. Poco, se pensiamo che il settore Gaming occupa il 21% del mercato. Ma alcuni fatti ci dicono che le cose cambieranno in fretta.

È notizia di qualche giorno fa che IBM e Apple hanno deciso di unire le forze nell’ambito della cosiddetta “mobile health” (m-health), partendo dalle esigenze degli infermieri, quelli che stanno più tempo vicino ai pazienti.

I servizi in questione sono 4 e sono rivolti agli operatori sanitari di base sia nella loro attività ospedaliera che domiciliare: infermieri che usano iPhone e iPad.

La prima è Hospital RN, che dà la possibilità di accedere alla cartella clinica di ogni paziente da mobile all’interno dell’ospedale. Permette inoltre di ricevere notifiche circa le richieste dei pazienti, lo stato delle loro analisi di laboratorio e le chiamate d’emergenza.

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Il mercato delle exit nel 2014 spiegato in 5 infografiche

Reblogged from StartupItalia

Chase the vision not the money, the money will end up following us”. La frase è di Tony Hsieh, attualmente CEO di Zappos, il sito web leader nel commercio di accessori online, e tra i fondatori nel 1996 di LinkExchange, venduto poi a Microsoft nel 1999 per 265 milioni di dollari.

2886 exit nel 2014 (il doppio del 2013)

Se l’idea è buona insomma, i soldi arrivano, e nel 2014 pare che la tech exit activity, cioè il mercato della compravendita di società più o meno grandi legate al settore tech abbia registratoun +58% rispetto al 2013. 5 exits su 10 hanno riguardato il settore di internet e due su 10 il mobile. Un totale di 2886 exits, quasi il doppio rispetto alle 1825 del 2013, per il 97% M&A, sigla che sta per Mergers and Acquisition, fusioni e acquisizioni di imprese. Il 3% del mercato è invece rappresentato dalle IPO, la ricerca di finanziamenti da parte di un’azienda che sta crescendo e vuole fare un salto, attraverso la vendita di parte delle quote.
Sono i numeri raccontati su “The 2014 global tech exits report” di CB Insights, che fa il punto su mercato delle trattative private nell’anno appena trascorso.

Raddoppiati anche gli «unicorni»

Anche se sono raddoppiati rispetto al 2013, i cosiddetti “unicorni” cioè le aziende valutate per oltre 1 miliardo di dollari,sono sempre una piccolissima goccia nel mare: l’1,1% del totale. Al tempo stesso, 4 imprese su 10 hanno un valore inferiore ai 50 milioni di dollari. In ogni caso, 32 1B+ sono un numero sufficiente per far affermare a Jason Green, venture capitalist di Emergence Capital Partners, che se storicamente gli unicorni erano creature mitologiche rare, oggi ne siamo letteralmente pieni. “Now there are herds of unicorns” racconta sulla rivista Fortune nel gennaio 2015.

Per farsi un’idea di chi siano questi “unicorni”, sempre lo scorso gennaio Fortune ha stilato una lista esaustiva: al primo posto Xiaomi, al secondo Uber, al terzo Palantir. E poi Airbnb, Flipcart, Dropbox, Snapchat, solo per citare i primi dell’elenco (StartupItalia li ha elencati qui, ndr).

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How technology can extend our senses

Reblogged from Science on the Net

Imagine that you are on the top of a mountain, looking at a beautiful panorama. Then imagine being able, thanks to modern technology, to read the names of the peaks you are watching, their altitude and the composition of their rocks. This ability is called augmented reality.

Actually, augmented reality is no longer a dream, but something concrete that we can have literally in our pockets. There are augmented reality apps for our mobile phones that enable us to digitally interact with historical monuments in our towns and villages. A glimpse of this can be seen with the famous Google Glass, which can give us traffic news, as well as updates on received messages. In other words, an enrichment of our sensory perception can be achieved through the augmentation of digital information, effectively extending our five senses. This is, and will be, a very powerful technology, and Italy is at theforefront of the research in this field.

VIRTUAL REALITY VS AUGMENTED REALITY

“There is a huge difference between what is called virtual reality and term augmented reality,” explains Stefano Messelodi, researcher at the Fondazione Bruno Kessler and among those who have taken part in the VENTURI Project, which focused on vision-enhanced augmented reality and ended in autumn 2014. “Virtual reality creates artificial environments that do not exist in reality and enables virtual subjects to move within them.” A good example of this research field is Euroversity, which is a tool designed to support the development of virtual world environments. “Augmented reality is another thing,” Messelodi continues. “It means the insertion of digital information into a real environment, and to ensure that this additional information is harmonized with the environment in which the user is located.” To sum up, augmented reality represents a natural enrichment and not an artificial substitution, thus deepening the environment around us.

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Politica, gli italiani si informano di più ma non partecipano

Reblogged from WIRED ITALIA

Quanta e quale partecipazione ci debba essere nella democrazia è uno dei cuori del dibattito politico dai tempi delle poleis greche, e se da un parte oggi misurare la partecipazione politica significaportare in piazza San Giovanni più gente possibile, dall’altra c’è chi come il Movimento 5 Stelle rilancia a suon di sondaggi onlineper portare l’Italia fuori dall’euro.
Che si usino mezzi secolari o contemporanei però il dato è piuttosto netto: gli italiani affermano di interessarsi della cosa pubblica, ma quelli che partecipano sono un’esigua minoranza. Inoltre, nel nostro paese chi non lavora o non ha una situazione lavorativa ottimale partecipa molto meno alla vita politica, sia attivamente, cioè militando all’interno di partiti o sindacati, che indirettamente, ovvero semplicemente informandosi o parlando di politica.

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