salute
Cancro al fegato. Lo screening passa per il sangue
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Secondo i dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, il cancro al fegato, o carcinoma epatocellulare, solo nel 2012 ha mietuto più di 700mila vittime nel mondo, il 90% di tutti i casi diagnosticati. Mentre rappresenta il quinto tumore per diffusione, in realtà è tra i più aggressivi quanto a mortalità, perché quasi sempre silente nel suo decorso e quindi spesso diagnosticato già in fase avanzata. A differenza di altri tumori come il cancro del seno o della cervice uterina, il tumore del fegato è ancora lontano da strategie di screening di massa nella popolazione finalizzate alla diagnosi precoce. Attualmente esse vengono garantite solo per una ristretta cerchia di pazienti a rischio, i cirrotici, mediante sorveglianza periodica con ecografia del fegato, dato che non si dispone ad oggi di facili e sensibili test di screening nel sangue. Un possibile passo in questa direzione per lo screening di popolazione viene però da Singapore.
Recentemente infatti è stato presentato all’International Liver Congress di Londra da parte di un gruppo di ricercatori dell’Institute of Molecular and Cell Biology, uno studio in cui si dimostra la possibilità di “leggere” nei globuli bianchi circolanti la traccia genetica del cancro del fegato mediante tecniche di biologia molecolare, tecnica che potrebbe essere usata per lo screening di popolazione finalizzata alla diagnosi precoce.
“In realtà lo studio dimostra che è possibile diagnosticare questo tumore in determinati pazienti attraverso un’analisi molecolare del sangue, che validato nella popolazione generale, potrebbe favorire la messa a punto dei sistemi di screening di facile applicazione nella comunità sostituendo l’ecografia come test di screening nei pazienti convocati in ambulatorio” precisa Massimo Colombo, docente di Gastroenterologia presso l’Università di Milano.
Tumore al colon: passi in avanti contro la formazione delle metastasi
How to regenerate a broken heart
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The epidemics of heart failure (HF) represents a challenge for the National Health System: despite advances over the past 30 years, the prognosis for patients who are admitted to hospital with HF remains poor, with a 5 year mortality that is nearly 50%, worse than that for patients with breast or colon cancer. The incidence of HF is dramatically increasing at an unanticipated speed emphasizing the need for novel strategies aiming at the identification of the cause of this devastating disease.
In the last few years, the Department of Cardiovascular Sciences of Università Cattolica del Sacro Cuore – Policlinico A. Gemelli, directed by Prof. Filippo Crea, contributed with original research programs in this field. Therefore, the Department has joined the European consortium that designed the clinical trial BAMI (The Effect of intracoronary Reinfusion of Bone Marrow-derived Mononuclear Cells on All Cause Mortality in Acute Myocardial Infarction ), and it will conduct the study as a coordinating center for Italy and European leading center for substudies.
Moreover, as the population continues to age, the demand for costly, age-associated health care will increase rapidly, since elderly individuals are at highest risk for HF. The European program “Horizon 2020: Health, demographic change and well-being” indicated the development of new therapeutic strategies that can bring a benefit in terms of survival and a reduction in the rate of hospitalization in patients with heart failure as an inescapable challenge. In recent years, therefore, regenerative medicine has been seen as a possible resource that can provide a convincing answer to this important socio-medical problem.