Seabin, il cestino della spazzatura che ripulisce gli oceani (goccia a goccia)

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È la goccia che scava la pietra, si sa. Ed è proprio questa l’idea alla base di Seabin Project, un progetto che si è posto l’ambizioso obiettivo di ripulire gli oceani di tutto il mondo goccia a goccia, con lentezza e costanza. È stato pensato e costruito da due surfisti australiani, Pete Ceglinski e Andrew Turton.

«Ma come si possono ripulire i nostri oceani un porto dopo l’altro?» Ecco la domanda da cui sono partiti gli ideatori del progetto Seabin: affrontare il problema dell’inquinamento in un ambiente controllato, come appunto i porti turistici. All’interno di questi luoghi, infatti, non ci sono le grandi onde dell’oceano né tempeste o pesanti rovesci ma, al tempo stesso, il vento e le correnti sono costantemente in movimento e i detritigalleggianti, presenti nei nostri oceani, vi arrivano facilmente. Ed è per questo che Seabin è pensato anzitutto per i gestori di porti e yacht club.

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La nazione di plastica compie un anno

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Il 24 luglio scorso ha compiuto un anno il primo stato al mondo totalmente di plastica. Si tratta del Garbage Patch State (nazione di plastica), un insieme di 5 isole formate interamente da rifiuti plastici accumulati negli oceani durante gli ultimi 60 anni.

Le isole in mezzo all’Oceano non sono solo sinonimi di paradisi tropicali in cui immergersi tra le meraviglie della natura. Forse non tutti sanno che proprio lì, fra quelle che consideriamo spesso terre incontaminate, si erge il frutto di 60 anni di industrializzazione umana, un complesso di isole sparse in tutto il mondo, dall’Atlantico al Pacifico che la natura non aveva previsto, totalmente di plastica, risultato dell’accumulo di rifiuti che abbiamo gettato in mare. Si chiamaGarbage Patch State (GPS) ed è uno stato federale a tutti gli effetti riconosciuto dal’Unesco, con una propria bandiera, il cui stemma sono delle frecce rosse che richiamano il simbolo del riciclo, e una propria costituzione. Non è semplice – dicono gli esperti – quantificare con precisione la dimensione del fenomeno – le stime arrivano fino a 16 milioni di km², un’area più grande della superficie degli Stati Uniti– e in continua crescita a causa del progressivo accumulo di detriti plastici portati dalle correnti. Sì perché non è un caso che le isole si siano formate proprio in quelle cinque zone del pianeta. I detriti plastici infatti vengono trasportati dalle correnti all’interno di questi cinque vortici al centro degli oceani di enormi dimensioni e in continua espansione denominati gyres.

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