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“La macchina è ripartita” ha scritto il Premier Renzi sul suo profilo Facebook nei giorni scorsi. La macchina in questione sarebbe quella occupazionale, e in particolare i primi presunti frutti del Jobs Act, che sembrano confermati dai recentissimi datipubblicati da INPS. Questi ultimi parlano infatti di un +24% di nuovi contratti a tempo indeterminato da gennaio a questa parte, complici gli sgravi fiscali per chi assume, previsti dalla manovra renziana.
La fotografia fornita da INPS pare cozzare però con i dati Istat, secondo cui a marzo 2015 gli occupati sarebbero stati 70mila in meno dell’anno precedente. Da un lato dunque pare che il mercato del lavoro si stia aprendo, dall’altro che la disoccupazione stia aumentando.

Contraddizione dunque? No, perché Istat e INPS raccontano due realtà differenti fra di loro: INPS raccoglie i dati che riguardano il lavoro subordinato, mentre Istat dipinge il quadro del mercato del lavoro nella sua complessità, partite iva comprese, che non hanno visto certo migliorare le loro condizioni. L’Osservatorio delle partite iva del Ministero dell’Economia e delle Finanze infatti, dopo il boom di fine anno, dettato dalla paura di rientrare nel regime dei nuovi minimi previsto dalla Legge di stabilità 2015, ha registrato un calo del 2% delle nuove partite iva sul corrispondente periodo del 2014. E la flessione non riguarda solo le persone fisiche, cioè quelli che probabilmente non hanno aperto una posizione perché sono riusciti a trovare un lavoro da dipendente, ma anche altre forme giuridiche.

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