Salute, ecco cosa cambierà con la legge di Stabilità 2015

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È notizia di questi giorni: secondo la Corte dei conti, senza importanti investimenti nel comparto sanitario, soprattutto per quanto riguarda l’assistenza domiciliare e territoriale, sarebbero a rischio addirittura i Lea, i Livelli essenziali di assistenza, in particolare nelle regioni del Sud. Risparmiare infatti non basta: è necessario – afferma la corte dei conti – reinvestire questi risparmi per riassorbire definitivamente il deficit.

A questo proposito la legge di Stabilità per il triennio 2015-2017, che ha visto la luce in Gazzetta ufficiale il 29 dicembre scorso, contiene molti punti che riguardano proprio l’ambito sanitario, dai contributi alle vittime da amianto ai finanziamenti per il potenziamento della salute pubblica. Un impegno ancora certamente sulla carta e non certo banale, dal momento che implica il dispiegamento e il coordinamento di molte forze in gioco, dai ministeri, all’Aifa, ad Agenas, solo per citarne alcuni.

Ecco le principali disposizioni.

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Dieci anni di LEA

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Abbiamo cominciato a conoscere il termine LEA ormai quasi 15 anni fa.
I Livelli Essenziali di Assistenza sono stati fissati dal DPCM del 29 novembre 2001, che per la prima volta in Italia ha stabilito nero su bianco che l’assistenza sanitaria dovesse essere garantita e accessibile a tutti a livello regionale.
I LEA sono infatti le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a garantire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di un ticket.
Oggi a distanza di oltre un decennio il Ministero della Salute ha pubblicato un documento approfonditosullo stato attuale dei LEA regione per regione con aggiornamento all’anno 2012. Un primo monitoraggio dei risultati di dieci anni di azione, per capire – anche in relazione all’aggiornamento del decreto relativo al Sistema di Garanzia per il monitoraggio dell’assistenza sanitaria previsto dal Patto per la salute 2014-2016 – se c’è ancora del lavoro da fare per raggiungere standard efficienti. E soprattutto per un’omogeneità dal punto di vista sanitario che dovrebbe caratterizzare un paese. Oltre a permettere di individuare più facilmente le aree dove è più necessario intervenire a livello economico.
Il primo aspetto sottolineato proprio dal report del Ministero è proprio la questione delle differenze regionali in termini di prevenzione, controllo, assistenza domiciliare agli anziani e disabili, tasso di ospedalizzazione e cura, argomento di cui Scienza in Rete si era già occupata ampiamente anche qui. Un’elevata eterogeneità sia per quanto riguarda la domanda di prestazioni sanitarie, sia nell’erogazione delle prestazioni, dei livelli essenziali di assistenza da parte delle reti di offerta.

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