Rinnovabili: ecco quanta energia ci forniscono oggi

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In Europa il 15% dell’energia che consumiamo come utenti finali è fornita da fonti rinnovabili, il che significa che abbiamo meno di 4 anni per raggiungere il traguardo fissato dall’Europa: il 20% dell’energia proveniente da fonti rinnovabili entro il 2020.
Oggi viene dalle rinnovabili il 25,4% dell’energia elettrica (era il 14,8% nel 2005), il 16% dell’energia che usiamo per riscaldamento e aria condizionata (era il 10,3% nel 2005) e il 5,4% dell’energia del settore dei trasporti (era l’1,4% nel 2005). Insomma: l’Europa non ha ancora raggiunto l’agognato 20%, ma i passi in avanti rispetto a 10 anni fa sono tangibili.
Se sembrano pochi 5 punti in percentuale, bisogna però considerare che di anno in anno continua ad aumentare la quantità di energia elettrica che consumiamo.
Lo raccontano gli ultimi dati pubblicati dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA).

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Africa: OCSE mostra un pil in crescita, ma il problema è l’energia

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Recentemente OCSE, UNDP (United Nations Development Programme) e ADB (African Development Bank) hanno pubblicato un report dal titolo African Economic Outlook 2015, che fa il punto sulla situazione economica e sociale del continente nero, sostenendo che quest’ultima continuerà a crescere del 4,5% nel 2015 e del 5% nel 2016. Una serie di dati e spiegazioni che mostrerebbero come nonostante le sue contraddizioni l’Africa rappresenti oggi un El Dorado di possibilità. Certo, dipende dove vivi. A crescere pare sarà l’Africa Occidentale, nonostante il peso anche economico di ebola, mentre l’economia sudafricana non supererà il +1,5%.
Fermarsi a questi dati però non basta. Nonostante questi numeri tutto sommato ottimisti infatti, ve ne sono altri che invece raccontano scenari ben diversi.

In 7 paesi oltre il 90% della popolazione è senza energia
La grossa zavorra del continente africano è l’energia. L’approvvigionamento energetico è andato aumentando negli ultimi anni, ma rimane a tutt’oggi scarso nella maggior parte dei paesi. Un esempio lampante di disomogeneità del continente. E si sa che nel XXI secolo non c’è sviluppo di sorta che prescinda dalle fonti energetiche.

In sette paesi africani la percentuale di popolazione senza energia elettrica nel 2012 ha raggiunto il 90%. Si tratta di paesi come la Repubblica Centro Africana, il Ciad, la Repubblica Democratica del Congo, la Liberia, il Malawi, la Sierra Leone e il Sud Sudan. In altri 13 paesi, a non avere accesso all’energia elettrica, è una percentuale tra il 75% e il 90% del totale: Burkina Faso, Burundi, Etiopia, Guinea, Guinea-Bissau, Kenya, Madagascar, Mauritania, Niger, Ruanda, Somalia, Tanzania, e Uganda.

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La geografia delle risorse energetiche

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Negli ultimi 40 anni abbiamo fagocitato energia come mai l’umanità aveva osato fare nel corso della sua storia. Ne abbiamo prodotta e consumata più del doppio, generando quasi quattro volte l’energia elettrica del 1973 e producendo letteralmente il doppio delle emissioni di CO2. Lo raccontano i dati raccolti dall’International Energy Agency (IEA) nel dossier intitolato Key World Energy Statistics 2014.

Secondo IEA, dal 1973 a oggi il fabbisogno di energia globale è passato da 6106 Mtoe (Million Tonnes of Oil Equivalent, milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) a 13371 Mtoe, mentre i consumi finali rispettivamente da 4672 Mtoe a 8979 Mtoe. Sono raddoppiate le produzioni di greggio, di carbone, di energia idroelettrica e di gas naturale, mentre l’energia nucleare è addirittura dieci volte quella del 1973. Inoltre l’energia elettrica prodotta è passata dai 6129 Twh di 40 anni fa ai 22668 Twh del 2012.

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2035: verso quale energia? Meno petrolio più rinnovabili

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La storia ci ha dimostrato a più riprese quanto si riveli spesso erroneo basare le proprie scelte su previsioni numeriche, per quanto complesse, soprattutto se i protagonisti coinvolti giocano su scala mondiale e se la questione di cui si parla poggia le fondamenta su dinamiche dalla portata incommensurabile, come gli interessi economici, la finanza, la geopolitica.

Quello degli investimenti futuri legati alla domanda e alla produzione di energia è uno dei casi principe di questa difficoltà, e al contempo uno degli ambiti dove viene dipinto il maggior numero di scenari possibili, più o meno catastrofici. Per cercare di far convergere le statistiche elaborate fino a oggi, di recente l’International Energy Agency (IEA) all’interno del World Energy Outlook ha pubblicato un nuovo report speciale che cerca di tirare le fila su ciò che paiono raccontare i vari scenari che si prospettano per il nostro pianeta da qui al 2035.
A livello metodologico il dossier si caratterizza per lo sforzo di sintetizzare due scenari, considerati come i più significativi a cui fare riferimento: il New Policies Scenario e lo scenario 450: il primo, usato solitamente dall’IEA come riferimento, tiene conto degli impegni di massima delle politiche e dei piani nazionali che sono stati annunciati dai vari paesi, rispetto alla riduzione delle emissioni di gas serra, il secondo invece è uno scenario presentato nel World Energy Outlook che definisce un percorso energetico coerente con l’obiettivo di limitare l’aumento globale della temperatura a 2°C, limitando la concentrazione di gas serra in atmosfera di circa 450 parti per milione di CO2.

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