Giovani, +541% di nuove partite Iva a dicembre

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È successo esattamente quello che ci si aspettava, anzi forse di più: orde mai viste di giovani con meno di 35 anni che hanno fatto in modo di diventare liberi professionisti entro il 31 dicembre 2014, giusto in tempo per andare a festeggiare il nuovo anno con la serenità di non rientrare nel regime dei nuovi minimi, previsto dalla Legge di stabilità 2015, che prevede per le nuove aperture una tassazione minima triplicata, dal 5% al 15%.

76.336 nuove aperture in regime di vantaggio solo a dicembre 2014, un aumento cioè del 541% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e del 197% rispetto al mese prima, che a sua volta aveva mostrato un incremento delle nuove aperture. Si potrebbe dire che se l’obiettivo era dare una spinta all’imprenditoria giovanile, è stato pienamente raggiunto, con224.399 nuovi minimi dal 1 gennaio al 31 dicembre 2014.
Dei (pochi) pro e del (molti) contro di questo nuovo piano, Wired ha parlato già diffusamente qualche giorno fa, e ora siamo andati a vedere che cosa dicono i numeri relativi a dicembre, resi noti dall’Osservatorio delle Partite IVA del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che permettono di fare una panoramica dell’anno appena passato.

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La crisi italiana non risparmia il servizio civile

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Come molti altri settori dell’Italia, anche il servizio civile sta vivendo un momento difficile. Sempre meno enti finanziati, pochi progetti messi a bando e di conseguenza meno giovani che hanno la possibilità di sfruttare quest’occasione.

Dal 2007 a oggi – riporta ARCI Servizio Civile sulla base dei dati ufficiali prodotti dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale – si è passati da 3.833 progetti messi a bando ai 1.785 dell’anno scorso. Meno della metà. Anche per quanto riguarda i posti effettivamente messi a bando, la situazione negli ultimi anni è precipitata: negli albi regionali, a cui appartengono le organizzazioni pubbliche o no profit che operano in meno di 4 regioni italiane, i posti disponibili sono passati dai 22.678 del 2007 ai soli 7.320 del 2013, includendo anche i finanziamenti aggiuntivi. Nell’albo nazionale, in cui invece troviamo gli enti che lavorano in più di 4 regioni, dai 32.094 posti messi a bando nel 2007 si è arrivati nel 2013 a malapena a 7.644 posti. Un totale insomma di circa 15 mila giovani coinvolti in progetti di servizio civile in Italia e all’estero, pochissimi se consideriamo che nel 2007 erano oltre 55 mila.

Un problema questo che il Governo Renzi ha inserito all’interno delle manovre contenute nella Legge di Stabilità approvata a fine dicembre, che per il servizio civile prevede una serie di investimenti di risorse 2013-2015 per un totale di 220 milioni di euro, che dovrebbero tradursi in oltre 40 mila nuovi posti solo nel 2015.

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Politica, gli italiani si informano di più ma non partecipano

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Quanta e quale partecipazione ci debba essere nella democrazia è uno dei cuori del dibattito politico dai tempi delle poleis greche, e se da un parte oggi misurare la partecipazione politica significaportare in piazza San Giovanni più gente possibile, dall’altra c’è chi come il Movimento 5 Stelle rilancia a suon di sondaggi onlineper portare l’Italia fuori dall’euro.
Che si usino mezzi secolari o contemporanei però il dato è piuttosto netto: gli italiani affermano di interessarsi della cosa pubblica, ma quelli che partecipano sono un’esigua minoranza. Inoltre, nel nostro paese chi non lavora o non ha una situazione lavorativa ottimale partecipa molto meno alla vita politica, sia attivamente, cioè militando all’interno di partiti o sindacati, che indirettamente, ovvero semplicemente informandosi o parlando di politica.

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Singapore: le due facce della macchina del progresso

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Il 28 ottobre scorso molti media nel mondo riportavano la notizia di un cittadino malese di 29 anni, in prigione dal 2009 a Singapore per traffico di droga e condannato per questo alla pena capitale, avrebbe visto commutarsi la pena di morte in ergastolo dopo averne accertato disabilità mentale e depressione al momento del reato. Una nuova legge, infatti, ha da poco stabilito che i giudici hanno diritto di tramutare la pena di morte in ergastolo per i trafficanti di droga affetti da “anomalie mentali”. In poche parole chi risulta affetto da una qualche forma di depressione o simili si salva, altrimenti muore, o più precisamente viene impiccato all’alba del venerdì.

Ma questo non è che un esempio del fatto che in uno dei paesi considerati più sviluppati al mondo, vigono ancora oggi pene severissime per chi trasgredisce la legge. E non parliamo solo di pena di morte, ma anche di fustigazione, prevista anche per i minorenni. Un paese il cui sviluppo economico fischia da cinquant’anni come una locomotiva in piena corsa, ma che allo stesso tempo rivela un welfare che arranca e diritti umani e civili praticamente inesistenti. Ancora una volta a raccontarcelo sono i dati.

La vera tigre fra i quattro dragoni

Non vi è dubbio che Singapore, specie agli occhi dell’Occidente, sia oggi sinonimo di sviluppo economico, lavoro, prosperità. Singapore ha terzo PIL pro capite al mondo, che nel 2012 era parti a 60.000 dollari USA: più del doppio dell’Italia e quasi due volte la Svizzera e la Germania. Davanti solo Qatar e la discussa economia Lussemburghese. Singapore è l’unica fra quelli che negli anni Novanta venivano definiti i quattro dragoni asiatici – Hong Kong, Taiwan, Corea del Sud e appunto Singapore – che oggi si trova ancora fra i primi cinque paesi al mondo per PIL pro capite.

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