Open Data: una sfida per l’ambiente

From Micron Arpa Umbria

Probabilmente fra cent’anni o magari
anche meno, nei libri di storia dei nostri
nipoti il termine Open Data comparirà
tra le parole chiave di questo nostro decennio.
Dati aperti, dati grezzi, dati crudi,
come vengono da più parti definiti,
Big Data, per utilizzare una locuzione
internazionale, sono senza dubbio nel
periodo che stiamo vivendo sinonimo
di rivoluzione culturale. Gli Open Data
sono infatti un modo di pensare alla
nostra società, la filosofia secondo cui
tutti i dati che vengono prodotti dalle
pubbliche amministrazioni e dagli enti
che sono mantenuti anche dalle tasse dei
contribuenti, devono essere resi pubblici
ai cittadini stessi in maniera libera e
aperta, per fare in modo che tutti possano
leggerli ma, soprattutto, riutilizzarli e
trasformare così questi dati in servizi per
la comunità.
Tra le due parole, Open e Data, la più significativa
è certamente la prima: Open,
che caratterizza il pensiero alla base di
altre comunità che fanno di questo termine
la propria bandiera, come l’Open
Source, che può essere tradotto come
“software aperto”, che offre la possibilità
ad altri programmatori di modificarne il
sorgente per migliorarne le prestazioni
in modo totalmente libero. Oppure l’Open
Access, cioè l’accesso libero a qualsiasi
contenuto di interesse pubblico, come
per esempio tutto il materiale prodotto
dalla ricerca scientifica

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Essere omosessuali in Africa

Reblogged from datajournalism.it

Essere omosessuali nel continente nero è ancora oggi un problema enorme. Perché se ci sono dei paesi in cui l’omosessualità è esplicitamente legale, nella maggior parte degli stati africani se sei omosessuale ben che ti vada vai in galera; se ti va male puoi finire ai lavori forzati, venire condannato a morte o, se sei donna, subire il corrective rape, che altro non è che uno stupro di gruppo. Per non parlare dei paesi in cui non esiste una legge apposita che condanni l’omosessualità, ma in cui vige una morale sul pudore che di fatto perseguita anche i rapporti con lo stesso sesso. Lo testimonia la recente legge contro gli omosessuali che prevede la prigione a vita per gli omosessuali, promulgata dal presidente del Gambia, Yahya Jammeh. Lo stesso leader noto per aver affermato qualche tempo fa “I gay e le lesbiche li vorrei uccidere con le mie mani, come zanzare”.

Tante Afriche
«In realtà, a parte la sua denominazione geografica, l’Africa non esiste» scriveva il reporter polacco Ryszard Kapuscinski. Anche quanto a morale sessuale, così come nella maggior parte dei settori della vita pubblica e privata, l’Africa è un crogiolo di culture tale che pare impossibile tracciare delle linee comuni. Ogni stato ha le proprie leggi e soprattutto le proprie pene, anche assai diseguali fra di loro, anche fra paesi che sembrano a noi occidentali molto simili perché accomunati dalla geografia o dalla storia. Dal Sudafrica in cui è legale addirittura il matrimonio omosessuale, fino a paesi come Mauritania, Sudan, Nigeria e Somalia, dove la legge prevede ancora oggi anche la pena di morte.

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La salute ai tempi della crisi

Reblogged from Scienza in Rete

Tagliare la sanità, come ventilato alle Regioni dal governo italiano? Un bel rischio, soprattutto per i piùpoveri e socialmente fragili. A giudicare dai dati sulla salute ai tempi della crisi, il sistema sanitario pubblico italiano sembra davvero un argine importante, ancora in grado di garantire una tenutadegli italiani colpiti da disoccupazione e recessione. Ma un argine che comincia mostrare alcune crepe. Vediamo quali. E perché.
Alcune sgradevoli verità cominciano ad emergere dal rapporto recentemente pubblicato dallIstat, in cui si confrontano malattie e percezioni soggettive dello stato di salute degli italiani per sesso, età, e regione nel 2005 e nel 2013, cioè prima e durante la crisi economico-finanziaria che ha colpito lintero pianeta.
L
Italia, come il resto del mondo, non sfugge ai morsi di miseria e disoccupazione crescenti, anche se molto meno rispetto ad altri paesi. E mentre gli epidemiologi guidati da Giuseppe Costa, dell’Università di Torino, escogitano nuove strategie per una sanità anti-crisi nel Libro Bianco sulle disuguaglianze di salute in Italia (in uscita per i primi di dicembre), lOrganizzazione mondiale della sanità dedica un intero rapporto a come sta lEuropa in un momento storico in cui le differenze di reddito, cultura e occupazione si stanno allargando anziché riducendo. 

CRISI E SISTEMA SANITARIO  

Molti sono gli studi che cominciano a mostrare un peggioramento nelle condizioni di salute a partire dal 2007 a oggi, vuoi per la crescente disoccupazione e impoverimento, vuoi per la politica di austerità che ha infierito sui sistemi sanitari di alcuni paesi come la Grecia, dove hanno dovuto razionare anche medicinali salvavita.
Anziani, giovani, ma anche bambini – come mostra un ultimo studio della rivista The Lancet – hanno risentito in termini di malattie e vite perdute l
approfondirsi delle diseguaglianze durante la crisi che ha colpito di fatto lintero pianeta.
In questo quadro, la buona notizia è che secondo i dati Istat 2005-2013 in Italia questo peggioramento della salute da crisi non si è ancora manifestato, se non per la salute mentale. Difficile dare una spiegazione: se i segnali sono ancora troppo precoci per essere colti o, come ipotizza lo stesso Costa, perché il sistema-Italia mostra comunque una capacità di reazione alle avversità (resilienza) maggiore che altrove, forse per la presenza stessa di un servizio sanitario che copre gratuitamente lintera popolazione.
Per questo i tagli alla sanità che nelle settimane scorse sono stati prospettati dal governo sono tanto preoccupanti, e tanto mal accolti istintivamente dalla maggioranza degli italiani. La crisi ha infatti già operato sforbiciate nel servizio sanitario italiano più che altrove in Europa. Con un 7% del PIL allanno lItalia investe relativamente poco in salute; ma soprattutto investe proporzionalmente sempre meno rispetto agli altri. Se la media dei paesi OCSE infatti ha rallentato la crescita degli investimenti in sanità, litalia è andata sotto zero sia nel 2008 sia nel 2012 e nel 2013.
La spesa per la prevenzione, in realtà molto bassa in quasi tutti i paesi europei, in Italia non supera il tetto che pare irraggiungibile del 5%. Pur essendo secondo molti osservatori la prevenzione la prima leva per ridurre le disuguaglianze di salute nella popolazione e contrastare al meglio gli effetti della recessione. 

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The (un)health that surrounds Ebola

Reblogged from Science on the Net

It is known that a virus like Ebola finds an ideal breeding ground of infection in weak healthcare systems. However, the fear of a large-scale European contagion is spreading. Although it is true that Ebola is really frightening, it is equally true that a comparison between a country such as Italy and countries like Liberia, Sierra Leone and Guinea is at least difficult to maintain. Tuberculosis, Malaria, HIV, low rates of vaccinations: the African ecosystem in which Ebola has developed is crippled, and the majority of its inhabitants are highly exposed to infections. How much crippled? The WHO data describe the incidence of major infectious diseases in the area and of the systems of vaccination.

As we have already pointed out, three out of the four affected nations – Guinea, Liberia and Sierra Leone – are among the poorest in the world, with much of the population without a salary. Three countries in which the health expenditure in 2012 has been less than 200 dollars per capita, while a country like Italy has spent 3,040 dollars per capita in the same year.

Moreover, as pointed out on August 5th by James Ball of The Guardian,“Since the beginning of the Ebola outbreak in February, around 300.000 people have died from malaria, while tuberculosis has likely claimed over 600.000 lives. Ebola might have our attention, but it’s not even close to being the biggest problem in Africa right now.”

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