Crisi e salute: quello che sappiamo non basta

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Il rapporto fra condizioni economiche e occupazionali e salute è ben documentato in letteratura. Sono numerosi i casi di studio presi in esami dai ricercatori, in particolare in riferimento alla recente crisi economica, ma a quanto pare fare una sintesi che tracci delle linee comuni a partire dai singoli casi di studio non è così semplice. Lo mette in luce una recentissima review pubblicata sul British Medical Journal – che annovera fra gli autori anche John Ioannidis, direttore dello Stanford Prevention Research Center – che evidenzia che i 41 studi pubblicati dal 2008 al 2015 che hanno esaminato l’impatto della crisi economica sulla salute della popolazione europea, mostrano in realtà risultati antitetici fra di loro.

Dei 41 studi analizzati infatti, ben 30 (cioè il 73%) sono considerati ad alto rischio di bias, 9 (il 22%) a rischio moderato, e solo due (il 5% del totale) sono a basso rischio di bias. Insomma, ancora non abbiamo gli strumenti – chiosano i ricercatori – per delineare con precisione gli effetti della crisi sulla salute fisica e mentale degli europei in generale. Non possiamo dire per esempio con certezza se la mortalità è aumentata oppure no in Europa in relazione alla crisi economica: sono necessari ulteriori studi empirici più approfonditi.

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La salute ai tempi della crisi

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Tagliare la sanità, come ventilato alle Regioni dal governo italiano? Un bel rischio, soprattutto per i piùpoveri e socialmente fragili. A giudicare dai dati sulla salute ai tempi della crisi, il sistema sanitario pubblico italiano sembra davvero un argine importante, ancora in grado di garantire una tenutadegli italiani colpiti da disoccupazione e recessione. Ma un argine che comincia mostrare alcune crepe. Vediamo quali. E perché.
Alcune sgradevoli verità cominciano ad emergere dal rapporto recentemente pubblicato dallIstat, in cui si confrontano malattie e percezioni soggettive dello stato di salute degli italiani per sesso, età, e regione nel 2005 e nel 2013, cioè prima e durante la crisi economico-finanziaria che ha colpito lintero pianeta.
L
Italia, come il resto del mondo, non sfugge ai morsi di miseria e disoccupazione crescenti, anche se molto meno rispetto ad altri paesi. E mentre gli epidemiologi guidati da Giuseppe Costa, dell’Università di Torino, escogitano nuove strategie per una sanità anti-crisi nel Libro Bianco sulle disuguaglianze di salute in Italia (in uscita per i primi di dicembre), lOrganizzazione mondiale della sanità dedica un intero rapporto a come sta lEuropa in un momento storico in cui le differenze di reddito, cultura e occupazione si stanno allargando anziché riducendo. 

CRISI E SISTEMA SANITARIO  

Molti sono gli studi che cominciano a mostrare un peggioramento nelle condizioni di salute a partire dal 2007 a oggi, vuoi per la crescente disoccupazione e impoverimento, vuoi per la politica di austerità che ha infierito sui sistemi sanitari di alcuni paesi come la Grecia, dove hanno dovuto razionare anche medicinali salvavita.
Anziani, giovani, ma anche bambini – come mostra un ultimo studio della rivista The Lancet – hanno risentito in termini di malattie e vite perdute l
approfondirsi delle diseguaglianze durante la crisi che ha colpito di fatto lintero pianeta.
In questo quadro, la buona notizia è che secondo i dati Istat 2005-2013 in Italia questo peggioramento della salute da crisi non si è ancora manifestato, se non per la salute mentale. Difficile dare una spiegazione: se i segnali sono ancora troppo precoci per essere colti o, come ipotizza lo stesso Costa, perché il sistema-Italia mostra comunque una capacità di reazione alle avversità (resilienza) maggiore che altrove, forse per la presenza stessa di un servizio sanitario che copre gratuitamente lintera popolazione.
Per questo i tagli alla sanità che nelle settimane scorse sono stati prospettati dal governo sono tanto preoccupanti, e tanto mal accolti istintivamente dalla maggioranza degli italiani. La crisi ha infatti già operato sforbiciate nel servizio sanitario italiano più che altrove in Europa. Con un 7% del PIL allanno lItalia investe relativamente poco in salute; ma soprattutto investe proporzionalmente sempre meno rispetto agli altri. Se la media dei paesi OCSE infatti ha rallentato la crescita degli investimenti in sanità, litalia è andata sotto zero sia nel 2008 sia nel 2012 e nel 2013.
La spesa per la prevenzione, in realtà molto bassa in quasi tutti i paesi europei, in Italia non supera il tetto che pare irraggiungibile del 5%. Pur essendo secondo molti osservatori la prevenzione la prima leva per ridurre le disuguaglianze di salute nella popolazione e contrastare al meglio gli effetti della recessione. 

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