Batteri su Marte

OggiScienza

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FUTURO – No, non è il titolo di un film di Corrado Guzzanti, ma un progetto internazionale dell’ESA a cui partecipa anche un gruppo italiano, con l’obiettivo di studiare il comportamento di batteri estremofili in un ambiente extraplanetario come quello marziano e lunare.

É partito la notte del 23 luglio dal cosmodromo di Baikonur con destinazione IIS, il cargo Progress 56 con a bordo due esperimenti italiani selezionati dall’Agenzia Spaziale Europea e finanziati dall’Agenzia Spaziale Italiana per testare la tenacia di estremofili – microrganismi che sopravvivono e proliferano in condizioni ambientali proibitive per gli esseri umani – al fine di provare la resistenza di questi microrganismi su un ambiente ostile come Marte. Capire insomma se e come potrebbero sopravvivere.

A essere scelti come “cavie” sono i cianobatteri, microrganismi che ricavano energia dalla luce attraverso la fotosintesi, che sono stati spediti all’interno di uno speciale contenitore chiamato Expose-R2, prodotto…

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Super-simil-Terre

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OggiScienza

KOI_172.02_compared_to_EarthCRONACA – Secondo un modello elaborato da un team della Northwestern University, il clima presente su quelle che chiamiamo comunemente “Super terre”, pianeti extrasolari con una massa a metà tra quella della Terra e quella di giganti come Urano o Nettuno, è probabilmente molto più simile al nostro pianeta di quanto credevamo.

Questo nuovo modello, i cui risultati sono apparsi su The Astrophysical Journal, rivoluziona infatti la convinzione che la superficie di questi pianeti sia completamente ricoperta d’acqua; al contrario, suggerisce che le Super Terre in cui si verificano maggiori movimenti tettonici, indipendentemente dalla loro massa, immagazzinano la maggior parte della loro acqua nel mantello, consentendo un clima stabile come quello terrestre

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Pianeta o nana bruna? Questo è il problema

OggiScienza

ROXs42Bb_imageCRONACA – Un team di ricercatori canadesi dell’Università di Toronto ha osservato un oggetto con una massa da 6 a 15 volte quella di Giove a 440 anni luce di distanza dal sole, che per le sue caratteristiche e la sua posizione non permette agli scienziati di stabilire con sicurezza se si tratta di un nuovo tipo di pianeta o di un raro tipo di nana bruna. Lo studio è apparso su The Astrophysical Journal.

Utilizzando i telescopi Mauna Kea, nelle Hawaii e i telescopi dell’Osservatorio europeo meridionale in Cile, gli scienziati hanno ottenuto misure molto dettagliate di questo oggetto – chiamato ROXs 42Bb per la sua vicinanza alla stella ROXs 42B – che rivelano la sua gravità, la sua temperatura e la sua composizione molecolare. Eppure, e qui emerge il problema, a seconda del parametro che si considera, l’oggetto in questione può rientrare sia nel novero dei pianeti che…

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2012 DA 14: il bello di un telescopio tutto per me

File:Asteroid 2004 FH.gifAnch’ io come tanti altri questa sera mi barderò per bene con giacca a vento, guanti e cappello. Uscirò con il mio telescopio sperando di osservare il passaggio di 2012 DA 14, l’asteroide con cui i media ci bombardano negli ultimi giorni. Sembra proprio essere un evento unico, perchè si trovano coniugati due elementi chiave: primo, le notevoli dimensioni dell’asteroide – circa 45 metri – secondo che esso passerà molto vicino a noi, a circa 27.700 km dalla Terra.

Quando ho letto della notizia, forse perchè oramai comincia a radicarsi il bacillo indagatore del giornalista, mi sono messa a cercare qualche informazione in più sugli asteroidi che nel tempo si sono avvicinati alla Terra, per capire meglio la peculiarità della serata che stiamo per vivere.

La prima cosa che ho scoperto è che – al contrario di molte notizie apparse qui e lì in rete – non è vero che nessun asteoide prima di 2012 DA 14 si era avvicinato tanto alla Terra. Bastano pochi clic e si scopre che ce ne sono almeno altri 6 (almeno stando al censimento del MPC) che negli ultimi 8 anni ci hanno sfiorato almeno altrettanto. Prima di esaminare l’elenco però, è importante specificare  che la distanza dalla Terra di cui si parla si intende come distanza dal centro della Terra e non dalla superficie dove vive l’uomo. Quindi, ad essere precisi, bisognerebbe sottrarre alle distanze indicate 6000 km che è pressapoco il raggio della Terra. Detto questo passiamo alla rassegna asteroidale:

– 31 marzo 2004: un asteroide di 6 metri passa a circa 12.800 km dalla terra;

– 7 ottobre 2008: un asteroide di circa 4 metri si avvicina a tal punto da entrare in collisione con la Terra, nella zona del Sudan;

– 9 ottobre 2008, cioè due giorni dopo, un altro asteroide di 3 metri arriva fino a 13.400 km da noi;

– 6 novembre 2009: un asteroide di 6 metri si avvicina fino a quota 20.000 km dalla Terra;

– 4 febbraio 2011: un piccolo asteroide di un metro si colloca a una distanza di circa 12.000 km da noi;

– 27 giugno 2011: un altro asteroide di 6 metri si avvicina fino a raggiungere la distanza di 18.000 km da noi.

Insomma, negli ultimi 8 anni ben 6 asteroidi si sono avvicinati maggiormente alla Terra rispetto a 2012 DA 14. La notizia non è dunque questa, quanto piuttosto il connubio tra la distanza da noi e le sue dimensioni, come dicevamo 45 metri. Tra i primi 20 asteroidi in ordine di distanza dalle Terra infatti, solo uno nel 2009, con i suoi 40 metri, può essere paragonato ragionevolmente a quello che osserveremo stanotte. Ma seppur di dimensioni considerevoli per un asteroide, 2009 DD45 – come era stato chiamato – volteggiava ad una distanza di circa 72.000 km, quasi tre volte in più rispetto a 2012 DA 14.

L’eccezionalità della serata sembra quindi essere salva e posso cominciare a pregustarmi le ore di osservazione, io e il mio fidato telescopio.

Credits: Wikipedia Commons, by Nasa e Tungsten.