Il mal d’aria che continua a colpire l’Europa

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Nel 2014-2015 è come se fosse sparita dall’Europa tutta Bologna, periferie comprese, solo per le polveri sottili. Sono oltre 400 mila infatti gli europei morti prematuramente nel 2015 a causa di emissioni di particolati, dovute al trasporto su strada, all’agricoltura, alle centrali elettriche, all’industria e ai nuclei domestici. Gli impatti stimati sulla popolazione dell’esposizione a concentrazioni di NO2 e O3 in 41 paesi europei nel 2014 sono stati invece rispettivamente di 78 mila e 14 mila morti premature all’anno.
Questo emerge dall’ultimo rapporto annuale dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, pubblicato il 6 ottobre scorso, che ha esaminato i dati di oltre 2500 stazioni di monitoraggio in tutta Europa nel 2015.
A questi dati dobbiamo aggiungere anche quelli provenienti da altre fonti di inquinamento che vanno ad aggravare la situazione. Basti pensare alla notizia resa nota qualche settimana fa da uno studio condotto da Orb Media, un organizzazione non profit di Washington sul The Guardian, avrebbe rinvenuto nell’83% delle acque correnti di tutto il mondo fibre di plastica microscopiche che renderebbero l’acqua contaminata.

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La battaglia dei Cittadini reattivi

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Storie esemplari di chi vuole resistere alle ecomafie, simboli di resilienza, reattività, combattività per la tutela della nostra salute. È il lavoro ambizioso e tenace di Rosy Battaglia (in questo caso nomen omen!) e del “suo” Cittadini Reattivi, un progetto indipendente di giornalismo civico e di inchiesta che ha viaggiato in lungo e in largo per quattro anni nell’Italia contaminata dall’epoca industriale. “Suo”, perché Cittadini Reattivi nasce nel 2013 dall’anima combattiva di Rosy, e in poco tempo diventa un punto di riferimento per raccontare le popolazioni resilienti, da nord a sud della penisola, che stanno lottando contro l’impatto ambientale e sanitario di uno sviluppo economico che ha lasciato ferite profonde, e spesso contro le istituzioni che invece dovrebbero proteggerle. Cittadini Reattivi ha raccolto in una mappa collettiva e partecipata molte storie resilienti e testimonianze, da cui sono nate diverse inchieste giornalistiche pubblicate sulla carta stampata e online sulle mancate bonifiche dei SIN e SIR, sull’amianto, sulla gestione dei rifiuti.

L’obiettivo ora è fare un altro passo importante, producendo due web doc che includeranno le riprese inedite girate in un reportage lungo quattro anni, un e-book con le principali storie raccolte in questi anni e un festival.

Il progetto, a cui è possibile aderire entro il 20 settembre 2017 donando anche solo 5 euro, è disponibile sulla nota piattaforma di crowdsourcing Produzioni Dal Basso con il titolo Storie Resilienti: due documentari, un e-book, un festival.

“I documentari verteranno uno su Casale Monferrato e uno su Brescia – spiega Rosy Battaglia. “Partiremo dalla lotta contro Eternit della comunità di Casale Monferrato, culminata con l’inaugurazione del parco EterNOT lo scorso 10 settembre e un premio destinato a chi si batte contro l’amianto. Proseguiremo con la provincia di Brescia, la Terra dei Fuochi del nord, dove il 10 aprile 2016 insieme ai sindaci oltre 15 mila cittadini hanno chiesto di risanare il territorio con la storica manifestazione #BastaVeleni. E poi con la bonifica della scuola Grazia Deledda a Brescia, contaminata dai veleni della Caffaro dove i bambini dopo 10 anni, hanno potuto tornare a giocare sull’erba e non più sul cemento.”

L’obiettivo di questa campagna di crowdfunding è raccogliere 15mila euro entro il 20 settembre. “Non è un obiettivo semplice in così poco tempo, ma proprio per questo vogliamo mobilitare tutti coloro che hanno a cuore l’informazione indipendente e il giornalismo d’inchiesta e la tutela della salute, dell’ambiente e il rispetto della legalità”.

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Un modello matematico della povertà rurale

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Fra le aree più povere del mondo quelle rurali hanno ancora più difficoltà ad avviare dei processi di sviluppo sostenibile. I mezzi di sostentamento dei poveri rurali sono di meno rispetto a quelli delle aree urbane, e questo anche perché l’influenza dell’ambiente sulle povere economie rurali li rende fondamentalmente diverse da quelle dei Paesi più sviluppati. Del miliardo di persone che vive sotto la linea di povertà nel mondo, la maggior parte vive in comunità rurali dove le risorse naturali diventano una spada a doppio taglio. I sistemi ecologici forniscono sussistenza, ma anche diffondono elevati tassi di malattie infettive.
Oltre il 75% delle persone che vivono in aree povere e rurali dell’Africa sub-sahariana e del sud-est asiatico muore a causa di malattie infettive. Ed è noto che la cattiva salute è a sua volta una trappola della povertà: se un contadino o il suo bestiame si ammala, l’economia del sistema peggiora. L’incapacità di guadagnare abbastanza per salvare  la propria vita o quella dei propri cari rende sempre più difficile investire per migliorare la propria condizione. Non a caso gli autori parlano in questo senso di “trappole della povertà” – poverty traps – quando cioè un circolo vizioso si autorafforza permettendo alla povertà di persistere.

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Che aria si respira in metropolitana?

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Il numero dei pendolari in metropolitana è aumentato in modo continuo negli ultimi anni. In una città come Shanghai per esempio, che possiede uno dei più grandi sistemi di traffico metropolitano urbano del mondo, la quota giornaliera è stata di 9 milioni di passeggeri nel 2015 con un record di circa 11,3 milioni l’11 marzo 2017. Anche se i pendolari spendono solamente 30-40 minuti in media in metropolitana, le sostanze emesse dai vari componenti interni e gli inquinanti atmosferici trasportati dall’aria di approvvigionamento della ventilazione possono agire in maniera rilevante sulla nostra salute respiratoria. E considerando che le concentrazioni di inquinanti sono molto elevate nelle aree sotterranee della metropolitana, si tratta di un problema di salute pubblica da non sottovalutare.
A fare il punto è una review pubblicata di recente sulla rivista Environment International, che ha esaminato oltre 160 studi condotti in oltre 20 Paesi del mondo fra Asia, America ed Europa – fra cui alcuni riguardanti le metropolitane italiane, Milano in primis – individuando non solo pericolose concentrazioni dei tanto temuti particolati, ma anche di idrocarburi aromatici, gruppi carbonilici, funghi e batteri.

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