È il carbone il nostro nemico?

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Secondo William McDonough, noto designer americano, la risposta è evidentemente negativa. Usiamo termini fuorivanti per parlare dei cambiamenti climatici, che finiscono per far passare l’idea che il vero colpevole degli stravolgimenti climatici sia il carbonio, quando invece il problema è l’uso che ne facciamo, una progettazione fallace sotto molti punti di vista nella gestione del ciclo del carbonio. Ne parla su Nature in un interessante e provocante articolo  uscito i giorni scorsi dal titolo, appunto, “Carbon is not the enemy”, il carbone non è il nemico.
Il punto di vista di McDonough è quantomeno interessante. ‘Basso contenuto di carbonio’, ‘zero emissioni’, ‘decarbonizzazione’, ‘carbon neutral’, anche ‘carbon war’ sono termini fuorivianti, che non colgono il fulcro del discorso.

Non è il carbonio inteso come elemento chimico, il nostro nemico. Il cambiamento climatico è il risultato di un utilizzo errato del carbonio come fonte di energia. Bruciare il carbone non è l’unico modo per usarlo come fonte di energia. La presenza di gas ad effetto serra di origine antropica nell’ atmosfera collocano il carbonio nel posto sbagliato, alla dose sbagliata e per una durata stemporale bagliata. Siamo noi che abbiamo reso il carbonio qualcosa di tossico per l’uomo e di non sostenibile a lungo termine, come il piombo nella nostra acqua potabile o i nitrati nei nostri fiumi” chiosa McDonough. “Al posto giusto, il carbonio è una risorsa e uno strumento.” Pertanto, conclude, la sfida deve essere quella di individuare nuovi modi per utilizzare il carbonio in modo sicuro, produttivo e redditizio. Anzi ci può aiutare ad eliminare gli aspetti negativi sull’ambiente dovuti alle emissioni di CO2 in atmosfera

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L’Europa e il mal d’aria

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Come ogni anno, anche quest’anno la European Environment Agency(EEA) ha pubblicato i dati  relativi alla qualità dell’aria in Europa, aggiornati al 2015, e il dato forse principale che vale la pena memorizzare per noi italiani è che il nostro Paese mostra i tassi più alti di anni di vita persi – Years of life lost (YLL), cioè anni di vita potenziale persi a causa di morte prematura – dovuti a PM2.5, diossido di azoto e Ozono fra i più alti d’Europa (2013).

Un dato che non rappresenta certo una sorpresa: solo qualche mese fa l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha infatti pubblicato gli ultimi dati sull’inquinamento dell’aria, che evidenziano che meno di una persona su 10 nel mondo respira un’aria che rispetta le più recenti linee guida in materia di inquinamento da PM10 e PM2.5. L’Europa, anche se ha visto migliorare i livelli di emissioni negli ultimi anni, se la cava comunque male, e la Pianura Padana si conferma anche questa volta una delle aree più inquinate.

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