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Reblogged from Rivista Micron

Secondo William McDonough, noto designer americano, la risposta è evidentemente negativa. Usiamo termini fuorivanti per parlare dei cambiamenti climatici, che finiscono per far passare l’idea che il vero colpevole degli stravolgimenti climatici sia il carbonio, quando invece il problema è l’uso che ne facciamo, una progettazione fallace sotto molti punti di vista nella gestione del ciclo del carbonio. Ne parla su Nature in un interessante e provocante articolo  uscito i giorni scorsi dal titolo, appunto, “Carbon is not the enemy”, il carbone non è il nemico.
Il punto di vista di McDonough è quantomeno interessante. ‘Basso contenuto di carbonio’, ‘zero emissioni’, ‘decarbonizzazione’, ‘carbon neutral’, anche ‘carbon war’ sono termini fuorivianti, che non colgono il fulcro del discorso.

Non è il carbonio inteso come elemento chimico, il nostro nemico. Il cambiamento climatico è il risultato di un utilizzo errato del carbonio come fonte di energia. Bruciare il carbone non è l’unico modo per usarlo come fonte di energia. La presenza di gas ad effetto serra di origine antropica nell’ atmosfera collocano il carbonio nel posto sbagliato, alla dose sbagliata e per una durata stemporale bagliata. Siamo noi che abbiamo reso il carbonio qualcosa di tossico per l’uomo e di non sostenibile a lungo termine, come il piombo nella nostra acqua potabile o i nitrati nei nostri fiumi” chiosa McDonough. “Al posto giusto, il carbonio è una risorsa e uno strumento.” Pertanto, conclude, la sfida deve essere quella di individuare nuovi modi per utilizzare il carbonio in modo sicuro, produttivo e redditizio. Anzi ci può aiutare ad eliminare gli aspetti negativi sull’ambiente dovuti alle emissioni di CO2 in atmosfera

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