Un’Italia ad alto rischio

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Il 20% del territorio nazionale è a pericolo frane, l’8% a rischio elevato, e il 25% è a rischio alluvione, il 4% con pericolosità elevata, con un tempo di ritorno cioè fra i 20 e i 50 anni. Solo 12 comuni su 100 in Italia sono esenti completamente sia da rischio frane che alluvioni e per contro in 7 regioni su 20 l’intero territorio regionale è interessato da dissesto idrogeologico. Se parliamo in termini di popolazione potenzialmente coinvolta, il 2,1 degli italiani convive, magari inconsapevolmente, con il rischio elevato di frane e il 3,2% con il rischio di alluvioni. A rischiare grosso sono anche i beni culturali del nostro Paese, il 18% dei quali è oggi a rischio frane e il 6,6% a rischio alluvione.
Questi i dati poco confortanti resi noti da ISPRA, che ha pubblicato in questi giorni il suo rapporto 2015 “Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio”.
Un rapporto basato sulle mosaicature effettuate da ISPRA delle aree a pericolosità da frana dei Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) e delle aree a pericolosità idraulica perimetrate dalle Autorità di Bacino, Regioni e Province Autonome, e sui dati geospaziali relativi a popolazione, imprese, beni culturali e superfici artificiali.

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Una app per proteggerci da Zika? No. Ecco perché non è possibile replicare il caso Ebola

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Quando è scoppiata l’epidemia di Ebola in Africa, l’CDC (Centers for Disease Control and Prevention) aveva sviluppato una app che permetteva alle persone di condividere le informazioni su individui esposti al contagio. La domanda è quindi d’obbligo: una tecnologia come quella, fondata per esempio sulla possibilità digeolocalizzare i nuovi casi, potrà aiutarci a debellare anche Zika? Qualche giorno fa la prima risposta dell’CDC: a quanto pare no.

È un virus che appartiene alla famiglia dei Flaviviridae. Il nome deriva dal luogo in cui fu scoperto, nel 1947: la foresta di Zika in Uganda. Non si distingue particolarmente da altri virus come la febbre gialla e l’encefalite del Nilo occidentale e, in circa un quarto dei contagi, la malattia non prevede sintomi evidenti. Nei restanti casi, invece, i sintomi sono un alzamento forte della febbre, debolezza e dolori muscolari che si risolvono generalmente  entro 7 giorni. Nei casi più gravi, però, abbiamo anche congiuntivite e alcune manifestazioni cutanee evidenti.

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