Quanto ripaga investire in cultura

Reblogged from Scienza in Rete

Investire in attività culturali paga, sia in termini di valore aggiunto economico, che occupazionale. In Italia nonostante la crisi il Sistema Produttivo Culturale e Creativo (SPCC) ha visto una crescita della ricchezza in termini di valore aggiunto nominale dello 0,6%, mentre gli occupati nel settore sono aumentati dello 0,2%. Ad oggi il Sistema Produttivo Culturale da solo, senza considerare cioè i posti di lavoro attivati negli altri settori, dà lavoro a 1,5 milioni di persone.

DALLA CULTURA VIENE UN TERZO DELLA SPESA TURISTICA

Per ogni euro prodotto dal SPCC inoltre se ne attivano 1,8 in altri settori. Un giro d’affari di 89,7 miliardi di euro di valore aggiunto che ne produce altri 160,1, per un totale di 249,8 miliardi, che rappresentano il 17% del valore aggiunto nazionale. Un terzo della spesa turistica nazionale deriva insomma dalla cultura. Sebbene non siano cifre altissime, rimangono comunque significative del fatto che investire in “cultura” è un ottimo antidoto per far fronte alla crisi economica. Secondo quanto sostengono gli autori del Rapporto Symbola 2016 di Unioncamere, i paesi che stanno reagendo meglio alla crisi sono appunto quelli che hanno puntato su cultura e creatività.

Read More

Chi investe nelle rinnovabili oggi?

Reblogged from Rivista Micron

Il 2015 si è rivelato il primo anno in cui i Paesi cosiddetti in via di sviluppo hanno superato quelli ricchi quanto a investimenti nel settore delle rinnovabili: uno stacco di circa 20 miliardi di dollari. Un incremento vertiginoso del peso di questi Paesi nella spinta globale verso le energie green, se pensiamo che dieci anni fa, nel 2005, i Paesi in via di sviluppo investivano in rinnovabili 20 miliardi di dollari, contro gli oltre 150 miliardi di oggi. Una forbice che sta ricominciando ad aprirsi, ma per la prima volta dal verso opposto.
Se i Paesi poveri investono nelle risorse rinnovabili, quelli ricchi lo hanno fatto infatti sempre meno negli ultimi cinque anni. Nel 2011 gli investimenti ammontavano a poco meno di 200 miliardi di dollari, oggi a 130 miliardi. Ciononostante, le rinnovabili pesano ancora pochissimo nel complesso della produzione di energia a livello mondiale: appena più del 20%.
A raccontare questi dati è un recente rapporto pubblicato da REN21 intitolato Renewables 2016 Global Status Report.

Read More

Un florovivaismo sostenibile è prima di tutto culturale

Reblogged from Rivista Micron

In Italia il florovivaismo rappresenta il 5% della produzione agricola totale, ma l’estetica del giardino è spesso considerata un hobby, più che una materia di studio e di riflessione filosofica e scientifica. Il risultato è che si finisce per approcciare quella che è di fatto una nobile forma d’arte, unicamente come si attinge in maniera completamente aleatoria da una tavolozza di fronte a una tela bianca.
L’estetica del giardino, e più in generale del verde, urbano e non, sottende però degli aspetti tutt’altro che soggettivi. Stiamo parlando dei costi legati alla gestione urbana degli spazi verdi, dell’uso e dellospreco di risorse idriche, dei costi per i trasporti di specie vegetali esotiche e molto esigenti quanto a clima e trattamento, una volta deportate in Italia. L’estetica del verde non basta, è necessaria un’estetica che sia anche etica, e per esserlo deve pensarsi come sostenibile, in termini di costi energetici e di pianificazione territoriale.
Questa è l’idea alla base del progetto Anthosart di Enea, finanziato dal MIUR in collaborazione con la Società Botanica Italiana e il Forum Plinianum, per la creazione di un software contenente tutte le informazioni sulla flora autoctona italiana, area per area, con l’obiettivo di collegare e di trasferire l’expertise scientifica di orti botanici e banche del germoplasma al settore florovivaistico per la progettazione e la gestione sostenibile del verde urbano. «Non si tratterà solo di un catalogo, ma di un tool dove si potranno selezionare le specie con le caratteristiche morfologiche, ecologiche ed estetiche più funzionali a seconda del progetto che si desidera realizzare e del luogo nel quale è situato, migliorando sostanzialmente la sostenibilità della realizzazione» spiega Patrizia Menegoni di Enea. «Vogliamo contribuire in modo significativo alla sostenibilità economica e ambientale delle produzioni florovivaistiche, alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio genetico autoctono e alla promozione lungo tutta la filiera di specie idonee ai vari luoghi di impianto».
Per gli antichi il genius loci era l’entità sovrannaturale che apparteneva a un certo luogo fisico, la sua identità immanente, un concetto che si è mantenuto con il passare dei millenni, modificandosi in quell’insieme di caratteri socio-culturali, linguistici, antropologici e fisici che caratterizzano un ambiente, che sia rurale o urbano.

Read More