Reblogged from Scienza in Rete

La peer review lascia un’impronta nella scienza. Le riviste scientifiche, con i loro sì e con i loro no determinano le sorti delle ricerche che vengono loro sottoposte ogni giorno, filtrano quello che dominerà il panorama scientifico e di cui parleranno i giornali nei mesi e forse negli anni successivi, e condannano all’oblio i frutti di altre ricerche. Perché non tutto può essere pubblicato, o meglio, non tutto può venire pubblicato nelle pagine delle maggiori riviste di scienza del mondo.
Funziona o non funziona questo metodo? La discussione nel mondo scientifico non manca di infiammare gli animi, ma secondo un nuovo studio, pubblicato recentemente su PNAS pare proprio di sì. Secondo gli autori, Kyle Siler, Kirby Lee e Lisa Bero, i cosiddetti gatekeeper, quelli cioè che mettono in atto i meccanismi di peer review, sarebbero in grado di valutare nella maggior parte dei casi l’effettiva qualità dei lavori che vengono loro sottoposti.
Fare bene però – sostengono gli autori – non significa certo essere perfetti. Vi sono infatti dei casi in cui articoli risultati esclusi si sono rivelati alla prova dei fatti delle scoperte scientifiche di prim’ordine o con un numero elevatissimo di citazioni, ma nonostante queste eccezioni, di norma pare che la macchina funzioni, per lo meno per la maggior parte degli studi considerati.

Read More

Annunci