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Reblogged from Scienza in Rete

Si chiama “patternicity” o anche apofenia, l’istinto tutto umano di trovare relazioni di significato fra eventi apparentemente – e spesso realmente – scollegati fra di loro, di unire i puntini tracciando i contorni di immagini che solo noi vediamo. Stiamo parlando di strane luci nel cielo che vengono interpretate sovente come velivoli non meglio identificati, oppure ombre che ci evocano l’immagine sfocata di un nostro caro che non c’è più. L’uomo per sua natura è portato ad attribuire significati agli eventi, intenzionalità agli oggetti, e anche decidendo di mantenere uno sguardo scettico, il punto rimane comunque riuscire a dare una spiegazione ai fenomeni a cui assistiamo. Il nostro cervello non ammette ambiguità.

La domanda che si pone Armando De Vincentiis, coordinatore del CICAP Puglia, nel suo interessante e curioso libro “Ambiente, percezione e paranormale”, ultimo nato nella collana Scientia et Causa di C’era una volta edizioni, di cui De Vincentiis è anche curatore, è quale sia il ruolo dei fenomeni naturali e climatici nella costruzione di fenomeni classificati come paranormali e nella conseguente interpretazione semantica che ne diamo. Può essere l’ambiente a decidere per la nostra mente?

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