Solenica: la start up italiana che “ruba” la luce del sole per illuminare case e uffici

Reblogged from StartupItalia

Attivare la vitamina D, rendere più felici noi stessi e i nostri animali domestici, abbronzarsi e coltivare un giardino dovunque si desideri, anche in un piccolo appartamento buio di città. Oltre alla possibilità di fare foto e video con la luce giusta, aspetto tutt’altro che secondario nell’era di Instagram e pinterest. Questi sono solo alcuni dei benefici della luce solare, e la novità oggi è che un gruppo di giovani italiani ha trovato il modo di portarla dentro le nostre case dandoci la sensazione di essere all’aperto, senza bisogno di corrente elettrica. Un piccolo Prometeo in grado di “rubare” la luce naturale dall’esterno e portarla nelle nostre stanze. E il tutto senza far arrabbiare gli dei.

Il moderno Prometeo è una sfera di circa 50 cm di diametro e si chiama Lucy (non esisterebbe nome più azzeccato!). Il suo cuore è un eliostato, un sistema di specchi progettato per seguire il percorso del sole durante il giorno, immagazzinarne l’energia e proiettare la luce in un determinato punto, per esempio all’interno di una stanza. Lucy è un sistema indipendente che non ha bisogno di allacciamenti alla rete elettrica, dato che si autoalimenta grazie alla presenza di celle fotovoltaiche.

Read More

Le start up innovative crescono secondo Istat e Infocamere, ma la presenza femminile è ancora bassa

Reblogged from StartupItalia

Le recenti statistiche Istat sono chiare su questo punto: nonostante qualche nota positiva, per le imprese italiane la crisi non è finita, tanto che a marzo 2015 la disoccupazione è aumentata dello 0,3% rispetto ad aprile dell’anno prima. Tuttavia, se da un lato le aziende italiane stentano a risollevarsi, la maggior parte di chi investe in startup innovative, punta proprio sul settore dei servizi all’industria. Ricerca e sviluppo in testa. I numeri del fenomeno sono chiaramente illustrati nel blog di StartUpItalia.

Ma ci sono altri dati che si possono estrapolare in questa situazione. Intanto sono 3711 le startup innovative nei primi 3 mesi del 2015, il 16,7% in più rispetto a dicembre 2014, e la fetta più grossa, circa 3 nuove imprese su 4, ha scelto di occuparsi appunto di servizi per le imprese: produzione di software e consulenza, attività e servizi per la formazione, e ricerca e sviluppo.
Un bell’incremento questo degli ultimi mesi che ha coinvolto 192.047.966 € di capitale sociale, circa 52 mila euro a impresa, il 25% in più rispetto a dicembre 2014. Nonostante questo però le startup innovative rappresentano una fetta sempre minuscola dell’universo imprenditoriale italiano: lo 0,25% delle società di capitale italiane, che toccano oggi quasi quota 1,5 milioni.
La maggiore densità di startup innovative sul totale delle imprese di capitale si concentra nelle province del centro-nord, Trento, Trieste e Ancona in testa.

Sono gli ultimi dati forniti da InfoCamere, aggiornati al 6 aprile scorso. Un dato che emerge prepotentemente sugli altri è lo spiccato orientamento al settore Ricerca e Sviluppo. Secondo i dati InfoCamere, ben il 18,3% delle società di capitali che operano nelle attività di R&S sono startup innovative, una percentuale che appare significativa se pensiamo che esse rappresentano in realtà lo 0,25% del totale delle società di capitale italiane. La ragione di questo dato però è presto detta. Secondo quanto riportato nel decreto legge 18 ottobre 2012 n. 179, una startup innovativa per poter essere definita tale deve far sì che le spese in ricerca e sviluppo siano uguali o superiori al 15 per cento del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione.

Read More

Il mercato delle exit nel 2014 spiegato in 5 infografiche

Reblogged from StartupItalia

Chase the vision not the money, the money will end up following us”. La frase è di Tony Hsieh, attualmente CEO di Zappos, il sito web leader nel commercio di accessori online, e tra i fondatori nel 1996 di LinkExchange, venduto poi a Microsoft nel 1999 per 265 milioni di dollari.

2886 exit nel 2014 (il doppio del 2013)

Se l’idea è buona insomma, i soldi arrivano, e nel 2014 pare che la tech exit activity, cioè il mercato della compravendita di società più o meno grandi legate al settore tech abbia registratoun +58% rispetto al 2013. 5 exits su 10 hanno riguardato il settore di internet e due su 10 il mobile. Un totale di 2886 exits, quasi il doppio rispetto alle 1825 del 2013, per il 97% M&A, sigla che sta per Mergers and Acquisition, fusioni e acquisizioni di imprese. Il 3% del mercato è invece rappresentato dalle IPO, la ricerca di finanziamenti da parte di un’azienda che sta crescendo e vuole fare un salto, attraverso la vendita di parte delle quote.
Sono i numeri raccontati su “The 2014 global tech exits report” di CB Insights, che fa il punto su mercato delle trattative private nell’anno appena trascorso.

Raddoppiati anche gli «unicorni»

Anche se sono raddoppiati rispetto al 2013, i cosiddetti “unicorni” cioè le aziende valutate per oltre 1 miliardo di dollari,sono sempre una piccolissima goccia nel mare: l’1,1% del totale. Al tempo stesso, 4 imprese su 10 hanno un valore inferiore ai 50 milioni di dollari. In ogni caso, 32 1B+ sono un numero sufficiente per far affermare a Jason Green, venture capitalist di Emergence Capital Partners, che se storicamente gli unicorni erano creature mitologiche rare, oggi ne siamo letteralmente pieni. “Now there are herds of unicorns” racconta sulla rivista Fortune nel gennaio 2015.

Per farsi un’idea di chi siano questi “unicorni”, sempre lo scorso gennaio Fortune ha stilato una lista esaustiva: al primo posto Xiaomi, al secondo Uber, al terzo Palantir. E poi Airbnb, Flipcart, Dropbox, Snapchat, solo per citare i primi dell’elenco (StartupItalia li ha elencati qui, ndr).

Read More