Sindacati, le buste paga dei segretari generali restano un segreto

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Hanno il compito di discutere gli stipendi dei lavoratori, ma a quanto ammontano i loro stipendi, in molti casi non è dato sapere, e in alcuni pare non sia lecito nemmeno chiedere. I Sindacati italiani, fustigati dal premier Renzi a più riprese e recentemente sfidati anche dal presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, si chiudono a riccio quando gli si chiede trasparenza.

Un mese fa Wired ha chiesto ai sindacati italiani, in particolare dei quattro principali, CGIL, CISL, UIL e UGL, i dati sulle retribuzioni dei segretari generali nazionali delle federazioni nazionali, federazione per federazione. Una settantina in totale, fra grandi, medie e piccole. Risultati però al momento ne abbiamo ottenuti pochi: solo una federazione su cinque ci ha già inviato senza problemi i suoi dati, mentre qualcun’altro ci ha risposto che se ne sta occupando. Per altri invece non sono affari nostri, sebbene non più tardi di qualche mese fa lo stipendio record da 336 mila euro lordi di Raffaele Bonanni, riempiva le cronache.

Quello che è emerso in questa prima fase è infatti che a seconda del singolo interlocutore (intendendo singolo interlocutore di singolo ufficio stampa) le risposte sono molto diverse fra di loro, anche all’interno della stessa confederazione.

Inoltre, fra coloro che ci hanno al momento risposto fra email e telefonate, solo tre federazioni hanno dichiarato di aver pubblicato online gli stipendi dei loro segretari generali, e sono la FISAC-CGIL, la FP-CGIL, oltre alla FIOM-CGIL di Maurizio Landini.
Certo, non vi è nessun obbligo di legge, ci mancherebbe, così come non c’è l’obbligo per i sindacati di presentare un bilancio consolidato, ma le risposte negative ci sorprendono, dal momento che, ad oggi, nessuna cifra fra quelle che ci sono state comunicate colpisce negativamente.

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Il lato oscuro degli iscritti ai sindacati

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“Facciamo sentire la nostra voce, schierandoci dalla parte del lavoro. Facciamolo insieme” esortava Susanna Camusso allavigilia della manifestazione nazionale del 25 ottobre, e ridendo e scherzando, secondo i conti degli organizzatori a schierarsi dalla parte del lavoro a Piazza San Giovanni sono state 1 milione di persone.

La CGIL Nazionale infatti ne conta 42.400, la CISL Nazionale 8.710, la UIL Nazionale 2.882 e l’UGL Nazionale 2.127. No, non sono i numeri dei tesserati, ma quello dei follower su twitter dei profili nazionali dei principali sindacati italiani, nel momento in cui stiamo scrivendo. Principali perché sono gli unici ad avere la rappresentatività, ovvero il potere di firmare accordi vincolanti per tutti i lavoratori di un determinato settore. Numeri ben precisi quelli di twitter, ma viene da chiedersi a chi si rivolgano davvero Susanna Camusso & Co. dato che, come già abbiamo anticipato nella puntata precedente, i numeri dei sindacati non sono e non possono essere chiari.

Ma autunni caldi a parte, quanti sono davvero gli iscritti ai sindacati in Italia, 100 mila, 1 milione? Pare che prima ancora che la risposta a essere sbagliata sia la domanda. Ad oggi in Italia i sindacati stessi non sanno con precisione quanti sono i loro iscritti. O meglio, lo sanno solo per quanto riguarda il pubblico, ma non per il privato.

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Manifestazione del 25 ottobre: quanto contano davvero i sindacati?

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Dopodomani Susanna Camusso vuole portare in Piazza San Giovanni contro il Jobs Act un milione di lavoratori.

Una bella prova di forza, di cui i sindacati, Cgil in testa, hanno un gran bisogno. Sì perché, a conti fatti e al di là della battute del premier, se Dio e Marx sono morti, nemmeno il sindacato non si sente troppo bene.

In questi giorni da più parti viene sollevata la questione dell’obsolescenza dell’istituzione sindacale, una forma di tutela su cui gli italiani parrebbero riporre sempre meno fiducia. C’è chi afferma, basandosi su dati evidentemente non ancora definitivi relativi al 2014, che gli italiani si sentirebbero sempre più lontani dai sindacati, altri che i tesseramenti sarebbero drasticamente crollati negli ultimi anni. E il recente incontro del 7 ottobre scorsofra il Premier Renzi e i vertici di CGIL, CISL, UIL e UGL non pare aver chiarito molto la situazione. E la domanda rimane: quanta Italia è rappresentata davvero dai sindacati? E soprattutto, ha senso porsi la domanda sulla legittimità dell’istituzione sindacale dal punto di vista del numero degli iscritti? La risposta da più parti, specie tra chi nei sindacati ci lavora, è dubbia.

Tuttavia, se vogliamo attenerci ai numeri ufficiali resi noti dai Big Threecioè CGIL, CISL e UIL, in realtà in certi casi i numeri rivelano addirittura una crescita rispetto al 2012. 5.686.210 italiani iscritti alla CGIL, 4.372.280 alla CISL e 2.216.443 alla UILnell’ultimo anno di sui abbiamo i dati completi, il 2013. In altre parole l’equivalente di tutti gli abitanti del nord-est, Emilia-Romagna compresa.

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