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Reblogged from WIRED ITALIA

Hanno il compito di discutere gli stipendi dei lavoratori, ma a quanto ammontano i loro stipendi, in molti casi non è dato sapere, e in alcuni pare non sia lecito nemmeno chiedere. I Sindacati italiani, fustigati dal premier Renzi a più riprese e recentemente sfidati anche dal presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, si chiudono a riccio quando gli si chiede trasparenza.

Un mese fa Wired ha chiesto ai sindacati italiani, in particolare dei quattro principali, CGIL, CISL, UIL e UGL, i dati sulle retribuzioni dei segretari generali nazionali delle federazioni nazionali, federazione per federazione. Una settantina in totale, fra grandi, medie e piccole. Risultati però al momento ne abbiamo ottenuti pochi: solo una federazione su cinque ci ha già inviato senza problemi i suoi dati, mentre qualcun’altro ci ha risposto che se ne sta occupando. Per altri invece non sono affari nostri, sebbene non più tardi di qualche mese fa lo stipendio record da 336 mila euro lordi di Raffaele Bonanni, riempiva le cronache.

Quello che è emerso in questa prima fase è infatti che a seconda del singolo interlocutore (intendendo singolo interlocutore di singolo ufficio stampa) le risposte sono molto diverse fra di loro, anche all’interno della stessa confederazione.

Inoltre, fra coloro che ci hanno al momento risposto fra email e telefonate, solo tre federazioni hanno dichiarato di aver pubblicato online gli stipendi dei loro segretari generali, e sono la FISAC-CGIL, la FP-CGIL, oltre alla FIOM-CGIL di Maurizio Landini.
Certo, non vi è nessun obbligo di legge, ci mancherebbe, così come non c’è l’obbligo per i sindacati di presentare un bilancio consolidato, ma le risposte negative ci sorprendono, dal momento che, ad oggi, nessuna cifra fra quelle che ci sono state comunicate colpisce negativamente.

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