Quando reinserirsi è difficile, gli over-30 e il lavoro in 7 grafici

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Se è difficile per un giovane entrare nel mondo del lavoro, lo è ancora di più per chi giovanissimo non è più. Che si considerino le persone che cambiano lavoro, quelli che il lavoro ce l’avevano e l’hanno perso, oppure chi ha finito di studiare tardi, magari perché ha dovuto lavorare per mantenersi gli studi, nel 2014 i nuovi contratti di lavoro riservati a chi ha più di 30 anni saranno meno rispetto a quelli indirizzati ai più giovani. Sempre sulla base della banca dati Excelsior di Unioncamere (dati che abbiamo in parte già raccontato qui) e che riporta le intenzioni dichiarate dalle aziende italiane coinvolte, emerge che nel 2014 saranno più di 90 mila i nuovi contratti esplicitamente riservati agli over 30, a fronte di oltre 119 mila nuovi contratti di lavoro per gli under 29. Inoltre, il gruppo degli ultra-trentenni – che comprende ricordiamo anche cinquantenni e sessantenni – se la giocherà contro i più giovani all’interno dei 176 mila nuovi contratti dove l’età non dovrebbe rappresentare a priori un discrimine. A priori. Più posti dunque per i più giovani, ma a guadagnarsi l’ambito posto a tempo indeterminato pare saranno i lavoratori più âgées, da nord a sud della penisola.

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La laurea ultimo baluardo contro la disoccupazione giovanile

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I dati sul lavoro parlano chiaro: la crisi non è finita. Sia per i giovani che per i meno giovani i contratti a tempo indeterminato e quelli a tempo determinato continuano a diminuire anno dopo anno, mentre aumentano quelli che una volta messa la corona d’alloro al collo assaporano il senso dell’horror vacui.   Le vecchie professioni “sicure” come il medico o l’avvocato non assicurano più i frutti di un tempo, ma ciò non significa che studiare serva sempre meno, anzi. I laureati sono l’unica fascia fra gli under-29 in cui il numero di assunzioni previste a tempo indeterminato, seppure in progressivo calo rispetto al 2010, supera quelli a tempo determinato. Le cose vanno male insomma, ma vanno ancora peggio per chi ha un titolo di studio basso o non ne ha nessuno.   Non si tratta del solito allarmismo basato sui racconti dei molti che a più di un anno dal temine degli studi non sano più dove sbattere la testa, ma di un trend la cui evidenza è dimostrata dalla banca dati ufficiale Excelsior costruita da Unioncamere a partire dal 2010, che fa il punto sui nuovi contratti di lavoro dichiarati dalle aziende italiane. Il dato meno incoraggiante emerge considerando i contratti non stagionali a tempo indeterminato e quelli a tempo determinato, esclusi gli ”interinali”, i contratti di apprendistato e le sostituzioni.   È evidente che il mercato del lavoro è oggi assai più complesso rispetto al binomio indeterminato-determinato: ci sono parecchie tipologie contrattuali, oltre all’avanzare del fenomeno del lavoro sommerso e dei sempre più numerosi casi delle “false partite iva”. Quello che emerge dai dati Unioncamere è dunque un calo progressivo dei contratti di lavoro standard per come siamo stati abituati a intendere il lavoro negli ultimi decenni.

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