L’agricoltura italiana è in rosso, ma l’industria alimentare cresce

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Il report Unioncamere conferma il trend negativo degli ultimi anni, ma mostra anche un ritorno alla terra di impiegati. Più colpito il Nord Est mentre accelera il Centro-Sud.

I dati parlano chiaro: l’agroalimentare italiano sta vivendo un periodo tutt’altro che florido, ma – è proprio il caso di dirlo – non si può fare di tutta l’erba un fascio. In particolare è necessario distinguere tra settore agricolo, in crisi, e industria alimentare, in leggera crescita. Anche l’ultimo trimestre del 2013 ha confermato infatti un trend globale negativo, con circa il 4% di aziende agricole in meno rispetto allo stesso periodo del 2012, tuttavia parlare di settore agroalimentare come un monolite può essere fuorviante. Secondo il dossier appena pubblicato da Unioncamere su dati AgrOsserva in collaborazione con Ismea, è infatti l’agricoltura italiana a vederci più nero, con 5.882 imprese agricole in meno solo negli ultimi tre mesi del 2013, che corrispondono a un 10% in meno rispetto allo stesso periodo nel 2009. Il trend negativo che sta interessando il settore agricolo non sembra però coinvolgere l’industria agroalimentare, che – sempre secondo dati Unioncamere – registra un aumento su base annua dell’1,2%, pari a 802 aziende in più rispetto al 2012.

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Unioncamere: male le nuove imprese al Nord Est, ma cresce il Sud

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Nel 2013 in Italia sono nate 1.053 imprese ogni giorno, a fronte di 1.018 che hanno chiuso i battenti, e la notizia è che maggior parte di queste ha visto la luce sotto il Po. Secondo Unioncamerenell’anno appena trascorso il numero delle imprese nate ha superato il novero di quelle cessate, 384.483 contro 371.802, producendo un saldo positivo dello 0,2%, che sebbene positivo, rimane comunque il più basso dall’inizio della crisi. La situazione lungo lo stivale però non solo non sembra essere omogenea, pare addirittura ribaltare la situazione “tradizionale”: il produttivo nord est non è più la locomotiva dell’industria italiana, che vede invece nel centro sud un motore crescente, in particolar modo nel commercio, alloggio e ristorazione e servizi per le imprese, mentre l’agricoltura si conferma come tallone d’Achille, con quasi 30 mila attività chiuse solo nel 2013.

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