Papilloma virus: il suo DNA può trovarsi anche nel sangue

OggiScienza

Il DNA del papilloma virus può essere rintracciato anche nel sangue di donne sane che sono state infettate dal virus. Crediti immagine: Tannim101, Wikimedia Commons

SCOPERTE – Un gruppo di ricercatori italiani ha individuato il DNA del papilloma virus umano, o HPV, nel sangue di donne sane con una storia recente di infezione a livello genitale. È una scoperta molto rilevante, perché suggerisce che il DNA di questo virus può essere ritrovato non solo nelle mucose e nella pelle, come finora osservato, ma anche nel sangue. Sebbene si tratti di un risultato preliminare, questa scoperta indica una nuova direzione da seguire in futuro per meglio comprendere la storia naturale delle infezioni da questi virus.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista PLOS One, ed è stata condotta dai ricercatori di Microbiologia Clinica del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano-Bicocca, insieme ai colleghi di Ginecologia dell’ospedale San…

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Banca del DNA: ecco come funziona

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In ritardo rispetto agli altri paesi ma ce l’abbiamo fatta: dall’8 novembre 2016 anche l’Italia si è dotata di una banca del DNA, come stabilito nel lontano 2005 con il Trattato di Prüm, sottoscritto da Belgio, Germania, Spagna, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Austria – e dall’Italia nel 2009 – con lo scopo di contrastare il terrorismo, la criminalità transfrontaliera e la migrazione illegale. Un trattato che prevedeva fra le altre cose anche l’istituzione di una Banca Dati Nazionale del DNA in seno alle forze di Polizia e di un Laboratorio centrale.

Non dobbiamo pensare a questa nuova banca come un grande laboratorio: qui non ci sono né provette, né scienziati in camice bianco. Si tratta di un cervellone elettronico che si trova nei pressi di Rebibbia, a Roma, dove sono – anzi saranno, dal momento che il processo di inserimento si concluderà verso fine anno – stoccati tutti i codici relativi ai DNA sequenziati provenienti da una decina di laboratori accreditati che si occupano in Italia di eseguire le analisi sui campioni di DNA raccolti dalle forze dell’ordine nell’ambito delle loro indagini. Un server insomma, che raccoglie i codici dei DNA sequenziati, che vengono poi messi in rete in modo da rendere più facile lo scambio di informazioni – il famoso match genetico di cui si sente tanto parlare nelle trasmissioni televisive – nell’ambito di indagini giudiziarie. “Ancora il numero preciso non lo sappiamo, anche perché completeremo l’inserimento di tutti i codici provenienti dai vari laboratori entro fine anno, ma si parla di di alcune decine di migliaia di codici stoccati ” ci spiega Andrea Lenzi, Presidente del Comitato nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita, attivo dal 1992 e che è stato scelto quale organo per garantire l’osservanza dei criteri e delle norme tecniche per il funzionamento del Laboratorio centrale per la Banca Dati.

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Mal di schiena: il segreto è nel DNA

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“Anche se non è possibile modificare la propensione a sviluppare la patologia scritta nel DNA, è sicuramente utile esserne consapevoli e adottare uno stile di vita sano”. Crediti immagine: Pixabay

SCOPERTE – Il mal di schiena è un problema che riguarda 8 italiani su 10, molti dei quali soffrono di patologie del disco intervertebrale gravi e spesso invalidanti, come la famosa ernia del disco. Poco si sapeva circa l’origine di queste malattie, e quindi non molto era possibile fare per prevenirne l’insorgenza. Almeno fino a oggi. I ricercatori dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano hanno infatti individuato una particolare variante nel gene del recettore della vitamina D che, se presente, è associata al processo di degenerazione del disco intervertebrale, la struttura fibro-cartilaginea che fa da “ammortizzatore” tra una vertebra e l’altra.

Lo studio si associa a un progetto europeo, GENODISC, che ha coinvolto l’Istituto Galeazzi dal 2007 al…

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Codificare il genoma del grano: fatto

OggiScienza

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RICERCA – Ne dà notizia Science: la prima bozza della mappatura completa del DNA del grano è pronta e liberamente consultabile da chiunque. Certo, a patto che la si sappia leggere. La notizia è di quelle che colpiscono forse meno nell’immediatezza l’opinione pubblica, rispetto per esempio alla mappatura del genoma umano, o a quello di un tipo di cancro, ma se pensiamo al ruolo rappresentato dal frumento all’interno della nostra dieta – il grano è il terzo cereale più coltivato al mondo dopo mais e riso – non è difficile cogliere che cosa significhi possedere la chiave per selezionare le varietà di frumento che meglio si adattano alle nostre esigenze.

“È nei sogni dei ricercatori da oltre quattro anni e finalmente la prima bozza completa, anche se non ancora definitiva, è finalmente stata pubblicata” racconta Luigi Cattivelli, direttore del Centro di Ricerca per la Genomica Vegetale del CRA, il Consiglio…

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