Quali Paesi cresceranno di più in futuro? Una ricerca italiana rivoluziona le previsioni

Reblogged from L’Espresso.it +

Non basta il Pil per capire che evoluzioni avrà l’economia: è necessario anche calcolare la competitività dell’export di una nazione. E uno studio italiano dell’Istituto dei sistemi complessi del Cnr mette in primo piano l’importanza degli investimenti. Anche su settori come l’istruzione

Forse è il caso di cominciare seriamente a ripensare allo scenario economico globale andando oltre i concetti di BRICS e di Tigri Asiatiche, e di smettere di guardare al futuro di un paese solo in termini di prodotto interno lordo.

Le nazioni che continueranno a crescere nel prossimo decennio sono quelle che negli ultimi anni hanno cominciato a diventare sempre più competitive sul mercato mondiale, ma che ancora non hanno incassato i proventi dei loro investimenti a lungo termine. 

Read More

Ecco dove le mine antiuomo continuano a uccidere

Reblogged from datajournalism.it

Ci sono state 3308 persone morte a causa di una mina solo nel 2013, e uno su due era un bambino. L’80% delle vittime sono state civili, il 18% militari e il 3% di chi ha perso la vita stava cercando di rendere innocua una mina. Il 4 aprile di ogni anno si celebra l’International Day for Landmine Awareness, perché anche se oggi i morti sono circa un terzo rispetto al 1999, il problema è lungi dall’essere risolto.

I dati sull’argomento sono deficitari per definizione, ma comunque esistono delle statistiche che fotografano con buona precisione il fenomeno. Le fornisce un report intitolato Landmine monitor 2014 pubblicato dall’International Campaign to Ban Landmines – Cluster Munition Coalition, che include dati aggiornati, dove possibile, all’ottobre 2014. Un esempio concreto è il recente conflitto fra le forze governative ucraine i e separatisti russi scoppiato nei primi mesi del 2014. Qui secondo il dossier sarebbe stata documentata la presenza di mine, ma non è stato possibile entro ottobre 2014 determinare se e da chi sono state utilizzate. La stessa cosa è accaduta con gruppi armati in Afghanistan, Colombia, Libia, Myanmar, Pakistan, Siria e Yemen.

Il primo fatto da non dimenticare è che di mine attive ve ne sono ancora moltissime, sebbene esista dal 1997 una convenzione internazionale per abolire l’uso, lo stoccaggio, la produzione e il trasporto di questi ordigni e che ne favorisca la definitiva distruzione. Si tratta del Trattato di Ottawa, noto anche come Convenzione internazionale per la proibizione dell’uso, stoccaggio, produzione, vendita di mine antiuomo e relativa distruzione. Al momento però 34 stati al mondo non hanno firmato il trattato e due l’hanno firmato ma non ratificato. E non stiamo parlando di pesci piccoli: fra i non firmatari troviamo la Cina, l’India, la Corea del Nord e la Russia. E anche gli Stati Uniti, che stando però, a quanto riporta il documento, avrebbero annunciato nuove politiche nel giugno dello scorso anno per bandire una volta per tutte la produzione, l’acquisto, lo stoccaggio e soprattutto l’uso di mine, tranne nella penisola coreana.

Read More

Il record negativo della sanità italiana

Reblogged from Scienza in Rete

Nel 2013 i mancati pagamenti della sanità nei confronti dei propri fornitori hanno toccato i 24,4 miliardi di euro (1). Tuttavia, anche se si tratta di una cifra importante, dal 2011 a oggi questo debito è via via diminuito, e i giorni di attesa per i pagamenti si sarebbero addirittura dimezzati.

Un problema, quello dei debiti della pubblica amministrazione, che non riguarda certo solo il settore sanitario. Secondo quello che riportava il Ministero dell’Economia e della Finanza lo scorso autunnorelativi al 2013, sarebbero contati 75 miliardi di euro di debiti commerciali della pubblica amministrazione.

Una situazione che ha indotto, il 18 giugno 2014, la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione contro il nostro paese, proprio per aver violato la Direttiva europea sui ritardi dei pagamenti, che era entrata in vigore un anno prima, nel marzo del 2013.
E non dimentichiamo che all’interno del panorama europeo siamo uno degli ultimi paesi per Pil investito nel comparto salute (6,9% secondo dati OCSE) e addirittura l’ultimo per quota percentuale della spesa sanitaria destinata alla prevenzione (0,5%, sempre secondo dati OCSE). Secondo elaborazioni della CGIA su dati della Corte dei conti, nel 2011 il debito complessivo del paese ammontava a 33,9 miliardi di euro, mentre nel 2013, come si diceva si è scesi a 24,4 miliardi. C’è da dire però che non è semplice un computo a livello nazionale perché come confermano tutte le recenti ricerche in merito, dall’OCSE al Libro Bianco diGiuseppe Costa, la sanità italiana non è altro che la somma delle realtà regionali che la compongono. In altre parole: disuguaglianze, disuguaglianze, disuguaglianze.

Read More

Nascere e crescere chiusi dietro le sbarre In carcere ci sono anche bambini e ragazzi

Reblogged from L’Espresso.it

Un lungo corridoio, stanze con tre letti e tre culle, una piccola cucina, un giardinetto e qualche disegno colorato alle pareti. Ma nessuna candelina, nessun regalo. Ci sonobambini oggi in Italia, per i quali compiere gli anni non è una festa, così come non lo è per le loro madri, che sanno che cosa capiterà al loro nucleo famigliare allo scoccare del terzo anno di vita del proprio bambino. Sono le donne detenute nei carceri femminili italiani, a cui la legge permette di vivere con i propri figli all’interno della struttura fino al compimento dei tre anni. E non è un modo di dire, poiché il giorno stesso del compleanno il bambino viene prelevato dalla struttura dove vive con la madre e affidato ad altre cure, nella migliore delle ipotesi alla famiglia d’origine.

Secondo i dati ministeriali , nel 2014 le detenute madri in Italia erano 27, e 28 i bambini con meno di tre anni che vivevano all’interno delle carceri per adulti. Non moltissimi, se si pensa che si è arrivati anche a 78 bambini nel 2000 e a 73 nel 2009.

Una vita, quella dei piccoli, modulata sulle dinamiche della detenzione adulta, con le stesse sbarre e gli stessi colori. Eppure una legge che dispone diversamente esiste, ed è la legge 62 dell’aprile 2011 , che introduce due alternative alla detenzione per questi bambini.

La prima di queste opzioni sono gli Icam (Istituti a custodia attenuata per detenute madri con prole fino a tre/sei anni) che sebbene siano carceri, a livello edilizio sono comunque più simili a una casa normale, anche se la donna vive la propria quotidianità da detenuta.

Read More