Al via la 71ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia

Reblogged from PJ Magazine

È cominciato l’annuale Festival del Cinema di Venezia, che porta sul red carpet del Lungomare Marconi, al Lido, alcune tra le più grandi star internazionali del grande e del piccolo schermo. Anche quest’anno ci sarà molto da vedere, tra avvenimenti, presentazioni e incontri. Questo appuntamento non è infatti solo l’occasione di assistere in anteprima alla proiezione di film, molti dei quali non usciranno mai nelle nostre sale, e nemmeno solo l’opportunità di scattare qualche selfie con l’inconsapevole compagnia dei nostri beniamini. Il festival del Cinema è sinonimo di Biennale, un vero e proprio universo culturale entro cui la “decima musa” si inserisce. Oltre alla Biennale di Architettura che ha aperto i battenti il 7 giugno scorso e che proseguirà sino al 23 novembre 2014, ci saranno incontri con l’autore, premiazioni. Oltre appunto ai film.

Il Festival del Cinema è comunque e soprattutto una gara, anche se come accade spesso non è l’esito del concorso a determinare il vincitore. A vincere, nel caso dell’arte e quindi anche del cinema, è sempre la risonanza che genera in chi guarda, ascolta, comprende o rifiuta. Le sezioni sono sette: da Venezia71, cioè la gara vera e propria, ai fuori concorso tra cui La Trattativa, il film tanto atteso di Sabrina Guzzanti, ai film d’autore classici risistemati, fino agli Orizzonti cioè a nuove produzioni che raccontano – si legge – nuove tendenze estetiche ed espressive. E poi iworkshop e le proiezioni speciali. I film attesi sono molti, a partire da Birdman, la storia del rilancio della carriera di un attore in declino, che vede come protagonisti nientemeno che Michael Keaton eEdward Norton, o Manglehorn con Al Pacino.

Complice Venezia e le sue suggestioni di viaggio, forse più ancora che i soliti noti è interessante cogliere l’occasione per scoprire nuovi percorsi, nuovi nomi e storieche forse nel nostro paese non vedremo mai al cinema.

Read More

Mostra a Roma per i 90 anni dell’Istituto Luce

Reblogged from PJ Magazine

Aperta al Vittoriano a Roma una mostra monumentale per celebrare ma soprattutto raccontare i 90 anni dell’Istituto Luce. Tra video è fotografie uno specchio della nostra storia

pesso siamo così impegnati a dissertare sulla crisi dell’informazione di oggi, o comunque sui suoi limiti e le sue contraddittorietà, guardando magari con nostalgia il giornalismo del passato, che talvolta ci dimentichiamo che, sebbene questi limiti e queste contraddittorietà sussistano senza dubbio alcuno, il mondo dell’informazione del secolo scorso quanto a criticità non aveva nulla da invidiare al panorama contemporaneo. Un misto tra riso e indignazione ci pervade quando pensiamo al “biscione” o alla faziosità di alcuni telegiornali di qualche inverno fa.

Nell’ottica del «come eravamo» ha aperto i battenti a Roma il 4 luglio scorso presso il Vittoriano una mostra interamente dedicata ai 90 anni dell’Istituto Luce intitolata Luce. L’immaginario italiano, visitabile fino al 21 settembre prossimo. Parola chiave della mostra:multimedialità, con migliaia di ore di documentari e milioni di fotografie.

Perché anche se spesso associamo l’Istituto Luce agli anni del dopoguerra e alla nascita della televisione italiana, in realtà l’Istituto di anni ne ha quasi 100, essendo stato fondato nientemeno che da Benito Mussolini nel 1924 con il nome di Unione Cinematografica Educativa. Insomma, nell’epoca in cui Giacomo Matteotti faceva il suo ultimo e sfortunato discorso alla Camera dei Deputati, unitamente alle sue azioni più buie, il regime dava il via anche agli albori di quella che oggi chiamiamo “comunicazione di massa”, sebbene a differenza di quanto accade nella Germania nazista di Goebbels, l’Istituto non fosse ufficialmente alle dirette dipendenze degli organismi di governo.

Read More

1994-2014: vent’anni senza Massimo Troisi

Reblogged from Pj Magazine

Il 4 giugno 1994 se ne andava prematuramente una delle voci più caratteristiche della comicità partenopea, da La smorfia a Ricomincio da Tre, dall’umorismo di Non ci resta che piangere alla liricità de Il Postino.

Quando si pensa alla Napoli di Eduardo, delle marionette, di Pulcinella, di Totò, degli scugnizzi, è un po’ come avere davanti un riso sardonico, misto tra «sfottò» e drammatica liricità. Quellospirito tutto meridionale che ha distinto il comico dall’umoristico, quel sorriso beffardo che fatica a distinguere tra «miseria e nobiltà».

Sono passati vent’anni da quando Mario Ruoppolo cantava poesie alla sua Beatrice, vent’anni dalla lettera al Santissimo Savonarola e dalla storica partita a scopa con Leonardo Da Vinci. Vent’anni che si è spenta la voce di Massimo Troisi, a 12 ore dalla fine delle riprese deIl Postino. E a vent’anni dalla sua scomparsa, San Giorgio a Cremano, un piccolo paese alle porte di Napoli, dove l’artista è nato e cresciuto, lo celebra oggi con una serie di eventi. Il 4 giugno 1994 infatti la morte colse Massimo Troisi, a 41 anni, come conseguenza di una disfunzione cardiaca di cui l’artista era a conoscenza fin da bambino e che l’aveva portato già nel 1976 negli Stati Uniti per un complesso intervento al cuore.
Anche se il ricordo dell’artista è avvolto dalla malinconia tipica di chi se ne va molto prima del tempo, l’arte di Troisi evoca spontaneamente il riso, ancora una volta un riso duplice, mai comico, fin dai tempi del trio I Saraceni con Lello Arena ed Enzo Decaro, e de La Smorfia.

«Ad unire tre tipi come noi è stata la constatazione che non esisteva un cabaret propriamente napoletano. Ma recitiamo da sempre, da napoletani veraci. Si, abbiamo sempre fatto spettacolo, non solo in scena, ma anche a scuola, per la via, nella vita spicciola di ogni giorno»

racconterà di sé lo stesso Troisi: fare spettacolo sempre, non solo sul palcoscenico o davanti alla telecamera. Essere attori.

«Teatro significa vivere sul serio quello che gli altri, nella vita, recitano male» soleva dire dal canto sui Eduardo De Filippo. Proprio questa è la spontaneità di Ricomincio da tre, il primo film di Massimo, uscito nel 1981 quando l’artista era solo ventottenne, e di Morto Troisi, Viva Troisi, che l’attore mise in piedi accanto a due comicità così diverse dai registri linguistici così lontani comeRoberto Benigni e Carlo Verdone.

Read More