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Il 4 giugno 1994 se ne andava prematuramente una delle voci più caratteristiche della comicità partenopea, da La smorfia a Ricomincio da Tre, dall’umorismo di Non ci resta che piangere alla liricità de Il Postino.

Quando si pensa alla Napoli di Eduardo, delle marionette, di Pulcinella, di Totò, degli scugnizzi, è un po’ come avere davanti un riso sardonico, misto tra «sfottò» e drammatica liricità. Quellospirito tutto meridionale che ha distinto il comico dall’umoristico, quel sorriso beffardo che fatica a distinguere tra «miseria e nobiltà».

Sono passati vent’anni da quando Mario Ruoppolo cantava poesie alla sua Beatrice, vent’anni dalla lettera al Santissimo Savonarola e dalla storica partita a scopa con Leonardo Da Vinci. Vent’anni che si è spenta la voce di Massimo Troisi, a 12 ore dalla fine delle riprese deIl Postino. E a vent’anni dalla sua scomparsa, San Giorgio a Cremano, un piccolo paese alle porte di Napoli, dove l’artista è nato e cresciuto, lo celebra oggi con una serie di eventi. Il 4 giugno 1994 infatti la morte colse Massimo Troisi, a 41 anni, come conseguenza di una disfunzione cardiaca di cui l’artista era a conoscenza fin da bambino e che l’aveva portato già nel 1976 negli Stati Uniti per un complesso intervento al cuore.
Anche se il ricordo dell’artista è avvolto dalla malinconia tipica di chi se ne va molto prima del tempo, l’arte di Troisi evoca spontaneamente il riso, ancora una volta un riso duplice, mai comico, fin dai tempi del trio I Saraceni con Lello Arena ed Enzo Decaro, e de La Smorfia.

«Ad unire tre tipi come noi è stata la constatazione che non esisteva un cabaret propriamente napoletano. Ma recitiamo da sempre, da napoletani veraci. Si, abbiamo sempre fatto spettacolo, non solo in scena, ma anche a scuola, per la via, nella vita spicciola di ogni giorno»

racconterà di sé lo stesso Troisi: fare spettacolo sempre, non solo sul palcoscenico o davanti alla telecamera. Essere attori.

«Teatro significa vivere sul serio quello che gli altri, nella vita, recitano male» soleva dire dal canto sui Eduardo De Filippo. Proprio questa è la spontaneità di Ricomincio da tre, il primo film di Massimo, uscito nel 1981 quando l’artista era solo ventottenne, e di Morto Troisi, Viva Troisi, che l’attore mise in piedi accanto a due comicità così diverse dai registri linguistici così lontani comeRoberto Benigni e Carlo Verdone.

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