I pesticidi non sono necessari, lo dice l’ONU

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Come è noto, la popolazione mondiale è destinata a raggiungere i 9 miliardi di abitanti nel 2050. Di pari passo l’industria dei pesticidi, un mercato che vale circa 50 miliardi di dollari l’anno, è considerata vitale per proteggere le colture e di garantire forniture alimentari sufficienti.
Non tutti però la pensano così, e le organizzazioni internazionali cominciano a porre dei dubbi. Secondo quanto emerge da un rapporto reso noto dalle Nazioni Unite, i pesticidi non sarebbero infatti un’ arma necessaria per garantire quantità di cibo sufficienti per una popolazione mondiale così in rapida crescita: i danni da essi prodotti sarebbero infatti ben peggiori dei benefici che produrrebbero, sia in termini di inquinamento del suolo, che – di conseguenza – di salute della popolazione. Insomma, la necessità di usare i pesticidi sarebbe un mito: il problema non sono le quantità di cibo che dobbiamo produrre, ma come questo cibo deve essere meglio distribuito in modo che nessuno rimanga indietro.

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Cibo, quanto è controllato ciò che mangiamo?

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Sul fronte sicurezza alimentare pare che noi italiani possiamo stare abbastanza tranquilli, almeno rispetto al resto d’Europa. Pochi casi rispetto alla media per le maggiori infezioni e un buon numero di controlli fra gli allevamenti.

La partita però rimane comunque una questione complessa perché si gioca su scala internazionale: in Europa nel 2013 si sono registrati 5.196 focolai di infezione per un totale di oltre 43 mila persone coinvolte e 5.946 ospedalizzazioni. Per non parlare di casi come quello dell’Epatite A associata al consumo di lotti di frutti di bosco infetti, che ha colpito dal gennaio 2013oltre 1.444 persone in 12 Paesi europei, il 90 per cento delle quali in Italia. Insomma, anche se i sistemi di controllo nazionali sono efficaci, quando si parla di sicurezza alimentare e di malattie infettive è difficile sbarrare ermeticamente le porte.

Il punto centrale sono le zoonosi, cioè tutte quelle malattie infettive che si trasmettono dall’animale all’uomo e che possono essere dovute a batteri, virus e parassiti. La più famosa è certamente la salmonellosi, ma sono zoonosi anche l’epatite A, la tubercolosi bovina o la toxoplasmosi.

A confermare che l’Italia su questo fronte non se la cava affatto male sono i dati pubblicati dall’Efsa e dall’Ecdc, che hanno recentemente pubblicato il report annuale relativo proprio alla presenza di zoonosi rilevate nei 32 paesi europei nel 2013.

I dati in questione parlano chiaro: in Italia si sono registrati pochi casi di infezioni di questo tipo negli esseri umani rispetto agli altri paesi europei: 1.400 casi di salmonellosi ogni 100.000 abitanti, mentre in Germania sono stati oltre 20mila e in Francia e Regno Unito più di 8 mila.

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