Manifestazione del 25 ottobre: quanto contano davvero i sindacati?
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Dopodomani Susanna Camusso vuole portare in Piazza San Giovanni contro il Jobs Act un milione di lavoratori.
Una bella prova di forza, di cui i sindacati, Cgil in testa, hanno un gran bisogno. Sì perché, a conti fatti e al di là della battute del premier, se Dio e Marx sono morti, nemmeno il sindacato non si sente troppo bene.
In questi giorni da più parti viene sollevata la questione dell’obsolescenza dell’istituzione sindacale, una forma di tutela su cui gli italiani parrebbero riporre sempre meno fiducia. C’è chi afferma, basandosi su dati evidentemente non ancora definitivi relativi al 2014, che gli italiani si sentirebbero sempre più lontani dai sindacati, altri che i tesseramenti sarebbero drasticamente crollati negli ultimi anni. E il recente incontro del 7 ottobre scorsofra il Premier Renzi e i vertici di CGIL, CISL, UIL e UGL non pare aver chiarito molto la situazione. E la domanda rimane: quanta Italia è rappresentata davvero dai sindacati? E soprattutto, ha senso porsi la domanda sulla legittimità dell’istituzione sindacale dal punto di vista del numero degli iscritti? La risposta da più parti, specie tra chi nei sindacati ci lavora, è dubbia.
Tuttavia, se vogliamo attenerci ai numeri ufficiali resi noti dai Big Three, cioè CGIL, CISL e UIL, in realtà in certi casi i numeri rivelano addirittura una crescita rispetto al 2012. 5.686.210 italiani iscritti alla CGIL, 4.372.280 alla CISL e 2.216.443 alla UILnell’ultimo anno di sui abbiamo i dati completi, il 2013. In altre parole l’equivalente di tutti gli abitanti del nord-est, Emilia-Romagna compresa.
EVENTI – Al via il Festival della Scienza di Genova
Allevamenti sostenibili: così cambia la filiera del suino
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Uno degli aspetti più complessi da gestire nel settore dell’allevamento riguarda l’impatto ambientale prodotto dai cosiddetti reflui zootecnici, cioè gli effluenti liquidi e solidi prodotti dagli animali, in altre parole feci e urine.
Basti pensare che in Italia nel 2013 sono stati prodotti 32 milioni di metri cubi di reflui, solo da allevamenti suini, e 60 milioni di metri cubi da allevamenti bovini.
Le sostanze reflue inquinano se rilasciate nelle acque superficiali, inquinano l’aria e inquinano se depositate in eccesso sui terreni agricoli. Liquami e letame infatti, specie nel settore suinicolo, contengono molto più azoto di quello che i terreni disponibili sono in grado di accettare e se consideriamo che i suini “censiti” nel nostro Paese sono nell’ordine di grandezza di 8 milioni capi ci rendiamo conto della portata dello scenario.
PROGETTO SEESPING: COME RENDERE L’ALLEVAMENTO SOSTENIBILE
Per questa ragione la questione nitrati è stata da più parti regolamentata sia a livello nazionale che internazionale – basti pensare alla Direttiva 91/676/CEE sui Nitrati datata 1991, che fissa a 170 kg per ettaro annui la quantità di azoto da effluente zootecnico.
Il punto è come raggiungere questo obiettivo e per questo l’Università di Milano ha promosso il progetto Seespig, – terminato il 31 marzo scorso. Lo scopo? Studiare nuove tecnologie in grado di ridurre l’impatto ambientale dei reflui della filiera del suino e valorizzarne le potenzialità.