Italia fanalino di coda per numero di programmatori

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Siamo fra i paesi in Europa con la più bassa percentuale di giovani che sanno utilizzare un linguaggio di programmazione. Secondo recenti dati Eurostat infatti, saprebbero programmare solo 17 giovani su 100 fra i 16 e i 29 anni. Una percentuale che supera quella dei paesi dell’Est Europa come Bulgaria, Romania e Repubblica Ceca, ma pesantemente al di sotto di Germania, Francia e Nord Europa. In Finlandia per esempio, a saper programmare sono 4 giovani su 10, in Svezia 3 su 10. Anche estendendo il conteggio all’intera popolazione nazionale, non solo ai giovani, siamo in fondo alla classifica, anche se la differenza con gli altri paesi è meno netta: un 9% tricolore contro una media europea dell’11%. La forbice si è aperta dunque soprattutto con lenuove generazioni.

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Italia rumorosa, in quattro su dieci vittime dei troppi decibel

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In Italia cinque regioni su 20 non hanno ancora una legge regionale in materia di inquinamento acustico.

Ma quello del rumore da attività produttive, circolazione stradale, ferroviaria e aeroportuale è un problema in crescita, tanto che secondo le stime nel 2014 fra il 20% e il 40% della popolazione italiana che vive nelle aree urbane sarebbe esposta a valori diurnidi LDEN (il descrittore acustico giorno-sera-notte) superiori ai 60-64 decibel e a valori notturni compresi fra 55 e 59 db. Al di sopra dunque delle soglie fissate dal DPCM 14/11/97, che stabilisce per le aree urbane in cui risulti presente anche una significativa vocazione d’uso residenziale, valori limite di immissione inferiori o uguali a 65 dBA in periodo diurno e a 55 dBA in periodo notturno.

A raccontare questi dati è l’ultimo Annuario ISPRA Ambiente.

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