Dissesto idrogeologico, ecco una fotografia dell’Italia (in costante emergenza)

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A pochi giorni dalla frana in Cadore che ha scosso la comunità bellunese, provocando tre morti, ci risiamo. Questa volta dall’altro capo dello stivale, in Calabria, dove 200 millimetri di pioggia hanno messo in ginocchio interi paesi, in particolare le zone diCorigliano Calabro e Rossano. Aree evacuate, linee ferroviarie bloccate, persone intrappolate, proprio a pochi giorni dalla presentazione a Palazzo Chigi, dei dettagli del piano per la messa in sicurezza delle principali città metropolitane italiane: 1,3 miliardi di euro per opere antialluvione, di cui 600 milioni già stanziati per quelle considerate più a rischio.

Per quanto violente siano queste calamità, non si tratta però di eccezioni e soprattutto non sempre sono le città metropolitane ad essere maggiormente colpite. Ogni anno si rilevano circa 1.000 frane in Italia, e il dissesto idrogeologico è ben distribuito lungo la penisola, tanto che secondo recenti stime dell’Ispra aggiornate a marzo 2015 sarebbero quasi 2 milioni le persone esposte a possibili alluvioni di grave entità, cioè con un tempo di ritorno fra 20 e 50 anni, oltre 5 milioni quelle esposte a un rischio medio alto, con un tempo di ritorno stimato cioè fra i 100 e i 200 anni, e oltre 8 milioni e mezzo di italiani sarebbero esposti a un rischio medio basso.

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Congedo di paternità, come cambia nel mondo

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Non è una di quelle notizie che si sentono tutti i giorni quella recentemente resa nota dal colosso Netfix, che ha deciso di permettere ai propri dipendenti che diventano genitori un congedo parentale fino a un anno dopo la nascita di un bambino o un’adozione. Genitori, cioè uomini e donne indistintamente.

Nonostante queste buone nuove, il congedo di paternità è infatti ancora poco diffuso, e dove c’è il più delle volte non prevede più di una settimana. Una disomogeneità che secondo gli esperti porta a lungo andare conseguenze anche sul fronte del gender gap economico. Come sottolinea Stéphanie Thomson in un recente post sull’argomento apparso sul World Economic Forum, le donne pagherebbero in media una penale del 4% sul loro salario per ogni figlio, proprio a causa delle lunghe interruzioni di carriera dovute alla maternità.

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