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Ma è vero che spendiamo ancora troppo? Da quanto emerge dai dati pare di no. Anzi, in qualche caso tagliare ancora sarebbe molto pericoloso.
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Ma è vero che spendiamo ancora troppo? Da quanto emerge dai dati pare di no. Anzi, in qualche caso tagliare ancora sarebbe molto pericoloso.
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Quello che emerge da un recente report OCSE sembra avere quasi dell’incredibile. Siamo abituati a dare per scontato che potenziare sempre di più la digitalizzazione dei ragazzi, specie a scuola, sia cosa buona e giusta per allineare i nostri giovani agli standard europei, ma a quanto pare ciò è vero solo fino a un certo punto. L’informatizzazione nei sistemi scolastici non pare infatti colmare quello che è il gap fra gli studenti più dotati e quelli meno dotati.
Secondo l’OCSE la possibilità di usare il pc e internet a scuola e fuori da scuola aiuterebbe nell’apprendimento, ma se questa opportunità si trasforma in un’esagerazione in termini di ore passate sul web, i benefici non sarebbero poi così tanti, sia nell’apprendimento stesso, che nel comportamento dei ragazzi in relazione agli orari scolastici. E c’è di più, l’informatizzazione non sarebbe in realtà un livellante sociale: l’impronta dello status socioeconomico dei diversi paesi sui risultati scolastici dei propri studenti è ancora forte, e questo perché la digitalizzazione non coinvolge tutti allo stesso modo. Le disuguaglianze sociali in merito al numero di devices posseduti per famiglia fra i paesi OCSE, sono ancora assai evidenti.
1 studente su 6 si sente solo a scuola
Ma vediamo più da vicino questi dati. Anzitutto il 96% degli studenti nei paesi OCSE dichiara di avere una connessione internet a casa, e il 70% di essi usa quotidianamente internet a scuola: per studiare e per fare i compiti, per condividere documenti ma soprattutto per comunicare con i propri compagni attraverso chat o email. Ma soprattutto, 1 studente su 6 fra chi si considera un extreme internet user, afferma di sentirsi solo a scuola.
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È quello che generazioni di studenti hanno sempre sognato: far sì che quello che stiamo scrivendo a mano, magari durante una lezione assai densa, magicamente si trascriva in formato digitale: insomma, risparmiarsi il tempo sprecato alla tastiera. Oggi questo quaderno esiste, ed è già sul mercato a un prezzo di circa 20 euro. Si chiama Rocketbook, e ha letteralmente sbancato Indiegogo, ottenendo il 3000% di quanto richiesto. Sì, il 3000 per cento.