Scuola, 46mila ragazzi italiani fuori dalle aule

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La scuola è cominciata, ma non per tutti. Secondo la World Bank, nel 2012 sarebbero stati 46.295 i bambini e i ragazzi esclusi dal sistema scolastico obbligatorio, e 6 su 10, precisamente 26.357, sarebbero femmine.

Numeri che sconcertano. Secondo i dati Istat relativi al 2011 gli italiani dai 6 ai 18 anni sarebbero stati circa 6 milioni, il che significa che in Italia, stando ai dati World Bank, 1 ragazzo su 130 nel 2012 non avrebbe avuto accesso ad alcuna forma di istruzione.

Un aspetto che sorprende è che negli ultimi 15 anni questi numeri non sarebbero diminuiti per niente, anche se è bene tenere a mente che questi numeri rappresentano i casi dichiarati di persone che non frequentano la scuola primaria o secondaria: ilproblema in casi come questo è proprio la difficoltà di raccogliere i dati. In questo senso numeri molto alti possono essere solo indice di un’analisi di dati più rigorosa e questa forse può essere una spiegazione per l’altalenarsi di cifre molto alte e molto basse per alcuni paesi da un anno all’altro.

Un esempio su tutti: la World Bank riporta per l’Italia 7668 bambini e 17.905 bambine fuori dal sistema scolastico nel 2011, mentre nel 2012, l’anno dopo il censimento, le cifre sarebbero letteralmente raddoppiate.

 

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Famiglia ok, ma quale?

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“Serve un’iniezione di famiglia per società disidratate” afferma Papa Francesco in questi giorni di Sinodo. Comunque la si pensi sulla questione, un nodo cruciale del dibattito è dare una definizione onnicomprensiva e attuale della famiglia. Se apriamo il dizionario etimologico leggiamo che la famiglia è il “nucleo fondamentale della società umana costituito da genitori e figli”, una definizione che risale addirittura al 1294. Negli ultimi decenni i grandi cambiamenti sociali hanno messo sul piatto la necessità di rivedere questo concetto, di ridefinirlo ispirandosi a una visione più inclusiva, laica e aperta di famiglia, più aderente alla società contemporanea, alle richieste delle coppie di fatto, della collettività LGBT, dei genitori single, delle famiglie ricostituite, allargate, delle grandi e piccole comunità di affetti che condividono vita e responsabilità quotidiane.

Ripartendo, com’è nostro uso, dai dati, vediamo quanto pesa e quanto è rappresentata oggi la famiglia intesa in senso tradizionale.

1 coppia convivente o sposata su 2 non ha figli
Istat definisce le famiglie come un “Insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o vincoli affettivi, coabitanti e aventi dimora abituale nello stesso comune (anche se non sono ancora iscritte nell’anagrafe della popolazione residente del comune medesimo). Una famiglia può essere costituita anche da una sola persona. L’assente temporaneo non cessa di appartenere alla propria famiglia sia che si trovi presso altro alloggio (o convivenza) dello stesso comune, sia che si trovi in un altro comune.”

Seguendo questa definizione, in media in Italia le coppie conviventi o sposate rappresentano la metà delle famiglie, e la metà di questa fetta di famiglie non ha figli. La rimanente parte delle famiglie italiane è composta per il 31% da una sola persona e per il 5% da genitori single. Percentuali in linea con Francia, Germania, Gran Bretagna. Lo raccontano i dati OCSE relativi al 2014, confermati anche da Istat: nel 2011 le persone in coppia, sposate o conviventi, ma senza figli erano 10,4 milioni. Quantitativamente insomma, l’equivalenza matrimonio – procreazione non è più valida.

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