Quando il cuore va in montagna

Reblogged from Rivista Micron

I soggiorni in montagna, specie i trekking in alta quota, sono oramai una moda, specie fra le offerte che vengono proposte alle persone non più giovani che intendono godersi la desiderata pensione. Molte sono le proposte di viaggi avventurosi sulle Ande, in Asia e sulle Alpi, ma talvolta la tipologia di offerta non è commisurata alle reali condizioni fisiche della persona che il tour operator ha davanti. Per questa ragione, la cosiddetta “medicina di montagna” è estremamente importante per assicurare soggiorni sicuri; fino ad oggi, però, di questo settore della medicina si sapeva poco.
C’è tuttavia chi in Italia da oltre un decennio studia gli effetti dell’alta quota sulla salute delle persone che si recano per brevi periodi in montagna. Si tratta del team di Gianfranco Parati dell’Università Bicocca di Milano e dell’Istituto Auxologico italiano, cha ha pubblicato un volume intitolato Highcare Projects. 11 anni di ricerca in alta quota, che raccoglie i dati scientifici di tutti gli studi effettuati durante spedizioni in alta quota dai gruppi di ricerca dell’Istituto Auxologico Italiano e dell’Università di Milano Bicocca, e che in questi giorni ha pubblicato sulla più prestigiosa rivista di cardiologia mondiale, lo European Heart Journal, le raccomandazioni per un accesso sicuro all’alta quota di pazienti che soffrano di varie cardiopatie. Un lavoro che ha coinvolto 5 Società Scientifiche a valenza internazionale nel quale Parati ha coordinato esperti della materia provenienti da tutto il mondo.

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Se il cancro al seno si risveglia dopo 30 anni

Reblogged from Oggiscienza

RICERCA – Un database dell’Università di Oxford che raccoglie i dati di oltre 300 mila donne operate di tumore mammario negli ultimi decenni, ha mostrato che il 10% di queste donne, nonostante la guarigione dal cancro in termini clinici, rimane a rischio di metastasi tardive per tutta la vita. In alcuni casi la metastasi si attiva anche a distanza di 30 anni dalla guarigione.

Capire quali pazienti sono a rischio recidiva a lungo termine è dunque una sfida importante in oncologia. Un tema che ha occupato recentemente le pagine di Nature. Un articolo a firma di un gruppo di ricercatori italiani dell’Istituto Italiano di Oncologia (IEO) di Milano, coordinato da Giuseppe Curigliano, ha commentato per la prima volta questi dati, affrontando il tema del “letargo e risveglio delle cellule tumorali”. Il gruppo ha aperto un progetto per studiare i meccanismi che fanno sì che in alcune pazienti un gruppo di cellule tumorali sopravviva ai trattamenti annidandosi in una nicchia, dove rimangono dormienti per decenni, per poi improvvisamente risvegliarsi e scatenare la metastasi.
“Abbiamo osservato che questi casi di recidiva tardiva riguardano donne trattate per cancro al seno ormono-responsivo, cioè tumori sensibili alle terapie ormonali. Si tratta ora di procedere con l’analisi delle biopsie sulla sede di metastasi per capire che cosa differenzia queste pazienti da quelle che non sviluppano metastasi tardive” spiega a Oggiscienza Giuseppe Curigliano. “La nostra conoscenza della biologia delle cellule residue dormienti dopo terapia adiuvante tuttavia è ancora assai limitata e la strategia vincente è pensare il contesto in termini multidimensionali.”

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Antibiotico-resistenza: i batteri nel bunker

Reblogged from Bollettino dell’Ordine dei Medici di Milano (pag. 17 e segg)

Un recente rapporto dell’OMS (maggio 2017), intitolato Antibacterial agents in clinical development,1 riporta che sono solo 42 le nuove molecole in fase di studio (33 antibiotici e 11 farmaci biologici) per la cura delle malattie infettive. Fra questi, 7 sono rivolti alla cura della temutissima tubercolosi multi- resistente (MDR-TB). In aggiunta, lo stesso documento stima che nei prossimi 5 anni verranno messi in commercio solo 10 nuovi farmaci in questo settore. Troppo pochi. D’altra parte in media solo il 14% delle molecole che supera la prima fase di test è destinata a diventare un farmaco disponibile sul mercato. Risultati messi in luce pure dall’ultimo rapporto dell’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC):2 considerando le infezioni causate da batteri resistenti agli antimicrobici, si contano circa 25.000 decessi ogni anno nell’Unione Europea. L’antibiotico-resistenza è sempre esistita, ma nora erano arrivate ogni volta nuove classi di farmaci, e alternando il loro utilizzo era possibile arginare il problema.

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Immunoterapia per la leucemia: nuovi passi in avanti in Italia

Reblogged from Oggiscienza

RICERCA – Attualmente la terapia che si propone a una persona – adulto o bambino – con una diagnosi di leucemia linfoblastica acuta è anzitutto la chemioterapia. Se il paziente non risponde o se si ha una ricaduta, si valuta il trapianto di midollo, che sebbene rappresenti una scelta molto invasiva per la vita del paziente, che per un lungo periodo non potrà riprendere in tutto e per tutto la propria vita, rimane comunque una speranza concreta per molti. Ma non per tutti. In alcune persone la leucemia si ripresenta nuovamente a poca distanza dal trapianto, e a loro fino a oggi la medicina non ha saputo fornire altre possibilità.

Oggi invece una speranza concreta ce l’abbiamo e rientra nell’ambito della terapia genica. Dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma è arrivata una notizia importantissima: un bambino di 4 anni, affetto da leucemia linfoblastica acuta e refrattario alle terapie convenzionali, è stato trattato grazie all’infusione delle cellule riprogrammate in laboratorio e a distanza di un mese dall’infusione il bambino sta bene ed è stato dimesso, poiché nel midollo non vi è più traccia di cellule leucemiche.

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