#jesuischarlie

Come scriveva ieri a mio avviso giustamente Fabio Chiusi su Wired Italia, non siamo tutti Charlie, proprio per niente. Ma anche se non è certo da tutti esserlo nella propria attività quotidiana, così intensamente e indefessamente, è un dovere secondo me dimostrare vicinanza, fare comunità intorno a un fatto che a me toglie ogni parola, e direi quasi ogni fonte di pensiero razionale che la genera.

Un hashtag è niente, ma per me allo stesso tempo doveroso. #jesuischarlie

charlie

Politica, gli italiani si informano di più ma non partecipano

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Quanta e quale partecipazione ci debba essere nella democrazia è uno dei cuori del dibattito politico dai tempi delle poleis greche, e se da un parte oggi misurare la partecipazione politica significaportare in piazza San Giovanni più gente possibile, dall’altra c’è chi come il Movimento 5 Stelle rilancia a suon di sondaggi onlineper portare l’Italia fuori dall’euro.
Che si usino mezzi secolari o contemporanei però il dato è piuttosto netto: gli italiani affermano di interessarsi della cosa pubblica, ma quelli che partecipano sono un’esigua minoranza. Inoltre, nel nostro paese chi non lavora o non ha una situazione lavorativa ottimale partecipa molto meno alla vita politica, sia attivamente, cioè militando all’interno di partiti o sindacati, che indirettamente, ovvero semplicemente informandosi o parlando di politica.

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Treni da incubo, ecco le 10 linee ferroviarie peggiori d’Italia

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Sotto Natale sono arrivati anche i sabotaggi, ma tra tagli, ritardi, disservizi, scioperi, usare la rete ferroviaria italiana significa imbarcarsi in veri e propri viaggi della speranza. La speranza che il treno arrivi all’ora segnata sul tabellone, che non si guasti proprio mentre ci stiamo recando sul posto di lavoro, che la coincidenza aspetti davvero il nostro arrivo nonostante quei dieci minuti di ritardo che ci portiamo sempre dietro. Speranza di trovare un posto a sedere, che funzionino il riscaldamento d’inverno e l’aria condizionata d’estate. Speranza che non ci siano treni in ritardo che viaggiano nella direzione opposta alla nostra sull’unico binario esistente. Per tanti pendolari italiani viaggiare è un incubo e quali sono i numeri che causano questo incubo ce lo racconta Legambiente che anche quest’anno ha pubblicatoPendolaria, una classifica delle linee ferroviarie regionali peggiori d’Italia. È evidente che le linee problematiche sono ben di più, ma Legambiente ha selezionato queste dieci, da nord a sud della penisola, sulla base delle principali proteste sul territorio effettuate dagli stessi pendolari. Situazioni che rispecchiano – si legge nel comunicato – “quanto poco le Regioni e i Governi hanno fatto nel corso degli ultimi anni e quanto la situazione dei pendolari sia sempre più insostenibile.

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