Grants for Italian SMEs within Eurostars-2

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Good news for the small and medium enterprises (SMEs) that aim to bring their own scientific research at an international level. The Ministry of Education and Research has officially committed to fund and support Italian participants in Eurostars-2, with a budget of 0.5 million euro in grants and 2 million euro in loans, in order to develop new ideas as part of the action taken under Article 185 of the Treaty on the Functioning of the European Union (TFEU). Which means funds with a better rate than that proposed by the actual market.

TFEU aims to integrate parts of national programs in order to build a common European research program.Eurostars is an European programme that supports research-performing SMEs for the development of innovative products, processes and services that should be rapidly commercialized. The European Community has funded Eurostars-2 with 287 million euro for the period between 2014 and 2020, requiring the member states a funding at least three times higher. Hence the commitment of the Ministry of Education to invest a total amount of 2.5 million euro in this second phase of the project (the Ministry of Education did not participate to the first deadline, last March).

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Agricoltura e gas serra nonostante Kyoto

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Nuova allerta delle Nazioni Unite su effetto serra e global warming, questa volta contenuto in una bozzadi 127 pagine che sintetizza l’ultimo rapporto del pannello intergovernativo dell’Onu (Ipcc) che a ottobre verrà presentato alla Conferenza sul Clima di Copenaghen.
Ancora una volta al centro del mirino le alte concentrazioni di gas serra – CO2, CH4 e N2O, ma anche i più pericolosi alocarburi – prodotti dall’antropizzazione del pianeta Terra e che il Protocollo di Kyoto ha più volte intimato di abbassare dell’8% rispetto al 1990. Perchè se i gas serra, esclusi gli alocarburi, sono prodotti dalla stessa natura, l’eccessiva presenza di questi gas in atmosfera, dovuta all’azione umana, porta con sé un lento ma progressivo riscaldamento globale. E un’impronta tutt’altro che secondaria è quella del settore agricolo e alimentare.
Se andiamo a indagare questo campo scopriamo che nonostante i moniti di Kyoto, il settore continua a produrre enormi quantità di CO2 equivalente, e in molti paesi come la Cina e l’India, quantità assai più elevate rispetto al 1990.

Esaminando i dati Faostat sui Big 10, cioè gli stati più popolosi del mondo scopriamo che solo in Argentina e Francia il settore agricolo emette oggi meno quantità di CO2 equivalente rispetto al 1990, mentre se consideriamo gli stati europei le cose paiono andare molto meglio.
Nel caso della Russia invece, oggi il terzo paese più popolato al mondo, il confronto con il 1990 è più complesso e meno veritiero, alla luce dei mutamenti geopolitici dovuti alla caduta della cortina di ferro.

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Frutti bosco surgelati: l’Italia con 1.300 casi di epatite A

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Per l’epidemia causata da frutti di bosco congelati contaminati dal virus dell’epatite A  tra il 2013 e il 2014 non è stata individuata l’origine. L’ipotesi più verosimile riconduce a ribes rossi provenienti dalla Polonia e more prodotte in Bulgaria. La tesi viene ufficializzata in un dossier pubblicato in questi giorni dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e ripreso anche da Ministero della sanità. In Italia gli ultimi dati parlano di 1.300 casi ospedalieri notificati (vedi tabella sotto), anche se solo in 346 è stato possibile raccogliere un campione di sangue da analizzare presso i laboratori dell’Istituto Superiore di Sanità.

Secondo il nostro Ministero, a partire dal mese di ottobre 2013 non sono più stati identificati campioni di frutti di bosco surgelati contaminati in prodotti venduti al dettaglio, anche se l’epidemia si è protratta ancora per sei mesi con centinaia di casi. Questo fatto è dovuto probabilmente alla scarsa consapevolezza del pericolo fra i consumatori, sia per quanto riguarda i prodotti venduti al supermercato sia per i dolci serviti in bar e ristoranti.

La ricerca del focolaio di infezione – come riporta l’Efsa – è iniziata con l’analisi di 38 lotti di frutti di bosco provenienti da Italia e Irlanda, più ulteriori 5 lotti aggiunti nella primavera del 2014 provenienti da Francia, Norvegia e Svezia. Il lavoro ha confermato che il virus proveniva dai frutti di bosco e complesivamente sono state evidenziate 6.227 transazioni tra 1.974 operatori del settore alimentare. Una rete di questo tipo ha complicato non poco il lavoro e non ha permesso di identificare l’origine precisa del focolaio.

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